mercoledì 17 dicembre 2014

Il gesto incompleto e non espressamente punk di Manuel Agnelli che alla fine di Bye Bye Bombay, in un live di Mtv, spacca la sua chitarra sul palco e se ne va come una vecchia rockstar malposta e mal-riposta, trova senso solo ed esclusivamente nell'immagine immediatamente precedente della bandiera della pace che sventola tra la folla al concerto. In un fiume di piscio, cemento e alcol buttato in giro, sembra di percepire che lui l'abbia vista ed indignato dallo scempio di quella visione abbia pensato di dare una lezione a quegli stronzetti sbronzi sotto il palco.
Da giorni rivivo la musica italiana più bella degli ultimi vent'anni e mi chiedo dove siete finiti, mezzi eroi fatti di note e puzze di sudori raffermi sotto le transenne, ora che tutto cola come acqua tonica distillata a gin in questo cazzo di Paese senza decenza. Poi mi accorgo che in qualche modo ci siete, e percepisco d'aver fatto parte d'una generazione di bimbi cresciuti bene e avanzati male, nati nel tempo del "tutto vi sarà possibile" e in dirittura di crescita esistenziale nel "vi abbiamo promesso troppo, ci siamo sbagliati". In qualche modo ci siete.
Chi, tra voi, ha deciso di impiegare quei pochi soldi guadagnati a far quel che cazzo gli pare, dietro un "fatevi fottere" è stato rinchiuso, e resta una miccia inesplosa d'un universo underground troppo forte e bello per durare abbastanza. E per essere capito. (Quello che ci sta dando Giorgio Canali, in questi anni, dietro i vostri commenti, ve lo state solo perdendo).
Altri, che ai tempi d'oro affacciavano le proprie grida dalle casse in subbuglio (Luci del Giorno che danno quel Non so Che ti Turba e ti fanno Lievitare") poltriscono in troni di ovatta pensando di essere i Nick Cave del Mediterraneo. Altri ancora si rifugiano in montagna. E chi li vede più. Magari in qualche chiesa, su treni fuori orario, aspettando un passaggio.
(Scortecciando le parole, aride schegge secche adatte al fuoco).
Avete una sola colpa da scontare: quella d'aver cresciuto una buona parte di Radical Shit di merda in questo paese, finti anarchici dei miei coglioni, che non hanno mai piegato una sola volta nella loro misera vita la schiena per poter dire che non ne vale la pena, e ora vi dicono che sembrate dei Ligabue incazzati, o dei Vasco Rossi non ingrassati. Quelli che per decenni hanno imparato a memoria i vostri testi e ora vi ammutoliscono dietro qualche "ah, si, quell'invecchiato e rincoglionito, un tempo m'ha fatto sognare".
Vi porto rispetto, come una vecchia cara e sconosciuta amica e vi ringrazio. Qualcosa s'è salvato. Non so esattamente cosa, ma s'è salvato. L'ho capito due settimane fa, e non me lo sono dimenticata.
Esistono note che restano nel cuore di chi le ascolta.
Poi, esistono rabbie.
E niente più.
Io scrivo a ruota libera e quello che suonava quella fantastica, nuova criptica chitarra in Linea Gotica mi ha in qualche modo trasmesso il senso di non averne paura.
Con un decimo d'alcol è più facile. Con una lacrima che non riesce a scendere è un gioco.
Credo soltanto che rendere a degli sconosciuti il senso d'un'emozione provata sia un dovere rispettabilissimo, per chi ha affidato alla musica il compito arduo ed estremo di cullare, di essere redenzione e condanna nello stesso istante, e di trovarne modo e ragion d'essere nei confini del proprio mondo fisico e mentale.
Rendo questo senso, il cui senso forse solo io comprendo, con l'immagine che ho scorto, quella mattina di tanti anni fa, all'alba, alzandomi dal pavimento grigio, freddo e fetido della Stazione Termini, mentre tutti dormivano, barboni, studenti, tossici, sognatori.  E incamminandomi verso l'uscita, le larghe porte della stazione si sono aperte, uno stormo di piccioni romani ingrassati e lerci mi ha fatto da introduzione ad un sole nascente nella Capitale, mentre osservavo dal basso gli alberi della piazzola di fronte e immaginavo il caffè appena bevuto dall'autista di turno e di come fosse stato, per lui, svegliarsi così presto e cominciare a percorrere quelle strade trafficate dai millenni.
Sensazioni che non si possono spiegare apertamente. Dietro di loro, frasi messe a caso per fare rima. Eppure vere.
"Sai Mimì che la Paura è una Cicatrice, che sigilla anche l'Anima più Dura".
E così sia.

https://www.youtube.com/watch?v=bRwp4JxyS6I

Nessun commento:

Posta un commento