martedì 21 aprile 2015

Requiem per un annegato. (La colpa è della Storia)

Mi chiamo con tutti i nomi del mondo.
Mi chiamo con tutti i nomi che vorrete darmi.
Anche perché, da morto, un nome vale tanto quanto un numero. Quello che scriverete sulla mia scheda, sulla mia bara, sulla cassa in cui verrò rinchiuso.
Fatta con lo stesso legno del barcone che mi ha affogato in mare. Per favore, che sia fatta dello stesso legno di quel mezzo infernale. Che almeno, nel legno in cui mi andrete a seppellire, possa trovare un senso per questa morte.
Mi chiamo con tutti i nomi del mondo, non importa quale decidiate di darmi.
So solo di essere nato in un'epoca in cui si dicono superate le differenze, ma io ne muoio, qui, ed ora, vittima senza giurisdizione, in questo mare di mezzo, in questo vortice d'acqua disumano.
Mi chiamo con i nomi che vorrete darmi quando sarà troppo tardi per nominarmi.
Di chi è la colpa?
La colpa, miei cari interlocutori sordi al tonfo del mio cadavere nel profondo mare, è della Storia.
La colpa è della Storia.
Io non l'ho studiata, ma l'ho vissuta.
La Storia rimane impressa nella mente di chi la vive, non in quella di chi la studia.
E resta scolpita sulla mia pelle gelida e bagnata dalle onde del mare, proprio mentre muoio riverso sulla sabbia delle vostre spiagge amate.
Rimane impressa proprio lì, tra il mio naso che fino all'ultimo ha cercato l'apnea, e la mia bocca che fino all'ultimo ha implorato aiuto.
Io sono quello che viene a rubarvi il futuro. Sono proprio io che vi rubo il futuro, che mi prendo i vostri soldi, le vostre case popolari, i vostri quartieri, le vostre macchine, le vostre tasse.
E mi prendo i vostri vecchi, quelli che voi non volete tenere, e rubo le vostre scale, rubo le scope che puliscono i pavimenti degli antri dei palazzi, rubo le spugne che lavano i piatti delle vostre pizze al sabato sera, rubo i vostri sogni di grandezza e li faccio miei.
Perché nessuno, appena nato, mi ha detto che non avrei potuto farlo.
Perché nessuno mi ha dato un'alternativa migliore.
Ora invece, riverso a faccia in giù sulla spiaggia siciliana, col mio corpo gonfio e gelido arenato nel caos delle onde, ora si, ora ho un'alternativa migliore: quella di non passarvi inosservato.
Fossi sopravvissuto, sarei passato ai vostri occhi come ladro, spacciatore, violentatore, parassita.
Adesso invece, con questo corpo morto riverso nella sabbia, ho io il potere. Ho la potenza, la forza, l'ultima parola. Perché di fronte a un morto arenato potete reagire solo con compassione.
E la compassione (lo sapete bene perché vi conviene) non paga.
Questo è il potere che la Storia oggi mi ha dato: il potere di farvi stare zitti, quando un minuto prima sparlavate di ladri di vita che vi rubano tutto.
Ora non potete più parlare.
E non avvicinatevi, che questo fetido odore di morte rappresa di salsedine potrebbe angosciare le vostre notti facili.
C'è chi lo sente, senza neanche avermi visto.
C'è chi muore con me ogni volta che muoio io.
Perché, io, che per voi ho sempre lo stesso nome, lo stesso volto, lo stesso idioma, io muoio milioni di volte da più di vent'anni.

E chiedo, da morto io questo voglio chiedere, qui in questa bara fatta dello stesso legno del mare, io vi chiedo: quante volte, svegliandovi, passeggiando, andando a dormire, dormivegliando nella vostra vita silente, immaginate di essere ricordati?
Quante volte sognate o immaginate la vostra morte, il vostro funerale? Lo fate? Immagino che lo facciate. E immagino che pensiate a tutte le decine di persone che potrebbero piangere la vostra morte, addolorarsene, privandosi del sole per tutti gli anni a venire.
Crediate che io non abbia madri, non abbia figli, non abbia amici, non abbia amore?
L'amore! Quell'amore che sognate ogni mattina, che annaspate in Occidente fuori dai locali urlanti, che cercate nelle strade e ai banconi dei bar, quell'amore fatto di fiori a primavera e canzoni da dedicare. Quell'amore che ora, per me, si chiede se io fossi su quella barca. E non mi trova, non mi troverà più.
Io l'amore l'ho cercato, spesso l'ho anche ottenuto, e molte, troppe volte l'ho lasciato, promettendogli che l'avrei fatto venire, a rubarvi i sogni come avrei fatto io, se questo mare non mi avesse fermato.
Sì, io e il mio dolce amore v'avremmo rubato tutti i sogni che non sapete tenervi.
Ve l'avremmo strappato via dalle mani, perché voi sapete solo portarlo a guinzaglio, senza guardarlo.

Ma non posso, non posso rendere indietro, rivendicarne il possesso, ora che muoio respirando sale, ora che il Mediterraneo mi riprende con sé.
Ma ancora, io riesco a sentirmi, il mio corpo trema e tremo a voler parlare, ancora tra le conchiglie e i pesci morti al mio fianco io vorrei parlare.
E vorrei dirlo, che la colpa è della Storia ma io non ho le prove.
La colpa è della Storia e io non ho testimoni.
Perché ogni giorno muoio, e quando non muoio in mare, quando riesco ad arrivare a terra, muoio nei vostri sguardi, che mi vedono tutto uguale.
Molti morti della Storia li avete riconosciuti, chi riconoscerà me?
Non esistono convenzioni internazionali per la dignità dei morti in mare. Nessuno ha mai rivendicato il diritto al Ricordo per chi muore in mare.
Così come non ce n'è per chi muore nei vostri occhi ogni mattina. Quando mi incrociate e mi vedete uguale ad ogni altro come me.
E invece ho un nome, ho una famiglia, ho dei ricordi.
Ho dei ricordi. Come i giochi di infanzia, come i vostri, di scuola, di amori, di emozioni.
Io sono fatto della stessa sostanza delle vostre remissioni di colpa.
Io sono quello che è bene non gli venga additato alcun sentimento, perché probabilmente scorgendolo, così puro e limpido, scarno di ogni opportunismo perché spoglio di ogni ambizione, vi farebbe morire. Saltereste in aria da soli, senza attentati, senza fondamentalismi, soltanto presi di petto, dalla comprensione di quello che io sono.
Uno come voi.
Quando mi dicevano "In Italia non sarà facile" ed ero già su quella barca, immaginavo di camminare per le strade e fermarvi uno ad uno, e dirvi "Aspetta, fermati, parla con me, guarda che sono uno che pensa, esattamente come te, io piango, io rido, io mi sveglio, dormo, mangio, piscio, amo, proprio come te".
Lo faccio adesso, ma adesso io non posso nulla, io che ai vostri occhi sembro uno che stava facendo una passeggiata in mare per venire a rubarvi la vita, e la vita invece l'ha persa, dopo aver lasciato famiglie, dopo aver indebitato madri e padri che contadini, in mezzo ai campi dell'Africa sub-sahariana coltivati col Niente mi guardavano andar via sperando che avessi trovato fortuna, e so che quest'immagine rimanda alle vostre memorie qualcosa che vi appartiene nella Storia, come vittime stesse della stessa identica storia, e io non posso nulla.
Come i vostri padri, come i vostri nonni, io non posso nulla.
La colpa è della Storia.
Ed io altro non sono che un povero nome.
Annegato nelle onde
Sognando di parlarvi.
Soltanto, di parlarvi.

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