mercoledì 15 aprile 2015

Unadikum (Prosa spezzata per Vittorio Arrigoni)

Unadikum.
E ci chiami ogni giorno.
Hai mai sentito la voce di Vittorio Arrigoni?
Hai mai ascoltato il suo sguardo profonfo?
Quella voce attraversa la mia bocca
Quello sguardo parla attraverso i miei occhi.
Io sostanzialmente al mondo non ci so stare.
E la vita, non la so vivere.
Io non appartengo alla massa informe di anime malpagate e soffocate di questa parte di mondo, ma non posso fare a meno di condividerne gli affanni.
Io non canto sotto la doccia, e non bevo frullati iperproteici.
E non desidero soldi d'occorrenza, ma non so tenerli, perché non hanno valore.
Io credo nel valore del viaggio, e muoio dentro a non poterne godere.
Io non ho mai usato l'omeopatia, ma so bene che contro certi mal di testa il miglior rimedio è il Pianto.
Io non ho fedi, ma temo Dio come un mostro a quattro teste.
E non ho religione, ma invidio i credenti più dei potenti.
Io non ho fedi, ma abbraccio sempre col pensiero ogni povero cristo che ogni giorno muore sulla propria croce.
Io non ho croci, per questo posso farlo.
Io non ho croci, ma ho travi, travi, tralicci e ponti distrutti.
Ponti spezzati, tra due mondi interiori e due mondi esteriori.
E ognuno di questi mondi ogni giorno mi addita una colpa, ogni giorno mi consola un merito.
Ogunno di questi mondi sa prendermi viva, o in alternativa uccidermi lentamente.
Io non ho fedi.
Io ho delle idee.
E dormono. Sì, dormono profondamente.
Perché sono idee spaventate.
Quando ti hanno ucciso, Cristo italiano di Palestina, ero nella casa di mia madre a leccarmi ferite inutili..
Narcotizzavo la mia mente per non pensare ai mali. Ed erano mali così effimeri.
Nulla li sovrastava.
Il 15 aprile 2011 io ero una creatura d'occidente che soffriva per cose che ora fan sorridere.
Eppure quell'immagine seppe scuotere quel poco che restava di lucido nei miei occhi, e mi chiesi chi fossi, e mi chiesi, perché, e mi domandai, dove, in che modo, cosa c'è di così immenso che mi ferma ora, e mi fa chiedere, e vuole sapere. E seppi.
Seppi di un uomo poco più grande di me, un italiano della mia generazione morto ammazzato in Palestina.
Proprio nei giorni in cui pensavo di morire, e non c'erano, no, non c'erano bombe a colpirmi.
Ed allora ho capito.
Soltanto allora ho compreso.
Vittorio Arrigoni, l'unico simbolo che possiamo permetterci di non temere.
A chi mi dice: "Se tieni alla causa palestinese, perché non vai a combattere" rispondo che non ho i tuoi muscoli, la tua forza.
Ma so bene che questo non significa rinunciare. Credere, sapere, conoscere, come tu ci hai insegnatao a fare, non è un modo futile per lottare insieme a loro.
E non è solo Palestina. E' tutto un mondo oppresso che ci chiama a farne parte.
E noi che ti abbiamo conosciuto, noi non possiamo ignorarlo.
Unadikum
Ti sto chiamando
E ad ogni chiamata tu rispondi
Io ho stampato indelebile un "Restiamo Umani" sulla pelle
E non me ne stancherò.
Io ti chiamo. E ci sei.
Perché vale la pena ricordarti
Vale la pena nominarti
Per tutti quelli come me
Proprio come me
Immobili
Apatici
Fermi
Addormentati
Sei tu che ci svegli
E nelle notti insonni e perenni
Nelle notti di questa parte di mondo col sole alle tre del mattino
Che non sappiamo dove andare ma sappiamo dove sei.
Non sei un'icona
Sei un messaggio
Sei una parola giusta.
Volutamente temuto nel tuo ricordo da chi non può parlare perché complice
E lo sai, amico di tutto e di sempre, che la peggior complicità è l'indifferenza
Io qui ti stampo
Ancora una volta
Senza temere il tempo che mi passa sopra, sotto e intorno.
Perché non occorre essere lì, per essere dove sei tu adesso.
In un cuore
Che chiama.
Unadikum.
Salam Aleikum Fratello Vittorio.
La tua strada continua a farci strada
E a percorrerla non sei il solo.
Chi vorrà, saprà
Di te.
Chiamaci ancora.
Sapremo dove quando e come
Rispondere
Resto Umana.
Resto. E sono.
Non morire prima di me, Fratello.
E non morirai.

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