lunedì 29 giugno 2015

Parte ennesima di un viaggio quotidiano. L'intercultura può aspettare (Non è per il Tuo Giudizio che io sono qui).

Seduto di fronte a me, legge il mio tatuaggio. Ci si sofferma un po', poi capisce, mi guarda e sorride. Quelli che capiscono il mio tatuaggio, prima di sorridere mi guardano sempre un attimo, come a verificare che chi ha deciso di tatuarsi quella frase sia una persona a posto oppure no. 
Voglio dire, loro osservano sempre bene un italiano prima di rivolgergli una parola o uno sguardo,  o un sorriso. Come quando guardano il mio tatuaggio. Non è come gli altri. Ne vedranno,  credo, tanti, di tatuaggi in arabo. Solitamente sono nomi, e credo bene che nel vederli possano facilmente pensare con ironia quanto siamo ipocriti, che disprezziamo la loro cultura e poi ci tatuiamo i nostri nomi in arabo, sulla pelle, per sempre. E credo che pensino proprio a ragione, che siamo ipocriti. 
Ipocrita, in arabo, si dice Al- Munafiqùn, e l'ho sempre considerato un concetto molto interessante, perché nel Corano l'Ipocrita è una persona definita falsa, dunque- ingannevole. L'inganno, quindi, il male, il raggiro, sono direttamente connessi con la falsità, concetto diretto che spesso noi altri scordiamo. 
Il mio tatuaggio non è un nome. E' un concetto. E quando ne parliamo, glielo spiego, lo comprendono, lo capiscono, ha il senso che voleva avere quando l'ho fatto.
Restiamo Umani.

Hanno imparato ad ignorarci.
Hanno imparato a considerarci indifferenti nella stessa misura in cui loro lo sono per noi. 
Ovviamente senza paura credo facciano bene. E' una forma di difesa: non sono qui per te, sono qui per me. Non mi interessa molto cosa tu possa pensare di me, non é per il tuo giudizio (Non E' Per Il Tuo Giudizio) che io sono qui. 
Se tu volessi lasciare l'Italia ed andare in Inghilterra, lo faresti per te o per l'Inghilterra?
Emigreresti (e dunque diverresti Immigrato) per te stesso, per avere maggiori opportunità, o per dare maggiori opportunità agli inglesi? Lo faresti per il tuo benessere, o per il loro? 
Nessuno emigra con l'idea di andare a contribuire al benessere di un paese. Ci siamo messi in testa, con quell'immenso bagaglio storico  (di cartone) che ci portiamo ancora dietro e non ce ne rendiamo conto, che loro debbano Per Forza Comprendere che a venir qui dovrebbero assumersi la Responsabilità di sapere le conseguenze e gli effetti che la loro permanenza procura al nostro paese.
Cioè, devo emigrare, voglio emigrare, sono costretto ad emigrare, scelgo di emigrare, ma prima di farlo è necessario che io mi chieda Quanto Possa Essere Utile o di intralcio al paese in cui mi reco.
Nessuno emigra chiedendosi l'ultilità che potrà avere nel posto in cui andrà a vivere.
Da che mondo è mondo, l'emigrazione che diventa immigrazione appena arrivati (e sono sempre due i punti di vista, questo dimentichiamo e non capiamo, mai, elementare quanto invisibile certezza), non esiste in funzione di un desiderio d'appartenere a quella cultura, a quella società. Lo si fa per se stessi,  e basta. Ed è per questo che resta la decisione più affascinante e coraggiosa che un essere umano possa prendere. Fa il fascino della nostra  natura umana ed io, da stanziale e poco scaltra che sono, posso solo ringraziarvi della forza che trasmettete, solo perché traspare dai vostri sguardi una scelta, che non è stata comoda, né scontata. 
Nessuno emigra per contribuire al benessere di un paese. 
Potevano pensarlo i Gastarbeiter, mentre andavano a dormire nelle baracche per ricostruire una Germania distrutta dalla seconda guerra mondiale, ma non l'hanno pensato.
Lo hanno fatto, perché avevano bisogno di soldi, e di nuove possibilità.
Immaginate di chiedere a un siciliano di Ellis Island quanto benessere pensava di poter arrecare all'America, sbarcandovi allora.
Non è né il nostro benessere, né il nostro malessere, il motivo per cui veengono a rubarci i posti in treno, a farci ombra nelle estati torride e magra consolazione negli inverni freddi.
Non è per questo che muoiono in mare e se non muoiono in mare muoiono dentro (Voi avreste il coraggio di morire in Mare per vendere collanine e guadagnare disprezzo sulle spiagge d'agosto? Voi lo avreste questo coraggio?). 
Non è mai stato per questo.
Migliorare le condizioni di un paese di destinazione non è obiettivo contemplato da alcun migrante, in qualsiasi forma egli si manifesti.
Nemmeno l'imprenditore emigra per migliorare i paesi in cui va a fare affare. Dice di farlo, ma in questi casi (in troppi casi) Verba Volant...ante scriptam. Quindi se io, italiano cervello in fuga, emigro in Inghilterra a fare il lavapiatti laureato a 4 soldi, e di rado lo faccio chiedendomi quanto effettivamente l'Inghilterra possa giovare della mia immigrazione, per quale motivo dovrebbero chiederselo loro?
A rispondere è la loro stanchezza, pari alla mia. Che per questo li capisco.
Continuo a tenerli come altri rispetto a me perché è l'unico vero modo per vederli.
Non siamo uguali. E non vorrei mai che lo fossimo.
Ma io sono più vicina.
Io scelgo di continuare a formulare impressioni su questo male del mondo (che fa male più a loro che a noi, e non lo vogliamo capire - fate quello che hanno fatto loro prima di giudicare il vero motivo per cui vengono a farvi ombra col solleone, ed è pure Ramadan), scelgo questo prendendo ogni mattina lo stesso treno che si riempie di ragazzini in fuga dalla scuola e di cartoni cuciti con spaghi di plastica, riciclati fuori dai supermercati per attaccarci su due occhiali da sole e una collana.
Come fossero catene che ci legano l'un l'altro.
E questo viaggio continua.
Alle otto del mattino ancora metà sognanti nel mio e nel loro mondo
Alle sei del pomeriggio stanchi di ombre solitarie al nudo delle spiaggie sporche.
L'altra mattina ho pianto, vedendolo con un'asciugamano al collo e un viso scolpito dal tempo, alto e magro che si portava sulle spalle il Coraggio di un'Africa Intera, il coraggio vero di tutto un continente, e sono sicura, che guardando fuori dal finestrino, abbia pensato a quanto benessere ci circondi, e a quanto noi ne ricaviamo solo tristezza, insoddisfazione, inutilità.
E abbia detto a se stesso che l'Africa è grande, e non è solo un posto.
L'Africa è un'idea. E noi ne siamo debitori.
Non smetterei mai di piangere per voi. 
Incontrandovi sulla riva del mare, i miei zaini e i vostri, le mie zavorre e le vostre. 
"I Vulesse fà che cosa, pe' ve fa sentì chest'aria" E farla vostra. Come mia. Come di tutti. 

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