martedì 18 agosto 2015

Spiagge di Medioevo andato (parte seconda) (Il Viaggio è dentro ognuno di noi)

Ti abbraccia.
E ti benedice.
E ti consola.
E mattoni caldi non imprecano cementi armati, e campi coltivati non reclamano arsura di paradisi violentati dal tempo e dall'ingordo affarismo di chi altrove, tua terra natale, specula, lucra, inghiotte a furor di voti ignoti.
Parla.
E di sampietrini riempie i tuoi passi.
Non si rinnega alcun passato.
Nemmeno in un luogo così ipocrita, dove dieci anni fa ascoltavi conferenze sul mondo e le proiettavi in un vivere provinciale stanco. E aveva un senso.
Il mondo più lontano nei libri e negli appunti, negli esami e nelle discussioni, prendeva forma in una strada vuota il sabato mattina alle 10 che era ambizione e stento di una vita che voleva andare, ma non sapeva dove.
Ora è una vita che vive, il qui e l'ora del luogo che ha scelto (è questo che conta).
E respira. Intorno ai vicoli quasi ansima, poi riprende fiato.

"Che fine ho fatto, che cosa mi è successo di nuovo, che cosa faccio, dove mi trovo, chissà che faccia ho adesso, che cosa mi è successo"

Tra un professore ordinario di stimato curriculum accademico e la vecchietta che si trascina il suo saccco della spesa ai piedi, e la piccola Aicha che muove i primi passi inseguendo un piccione stanco e accaldato, e il mare e il porto sporco che sogni spesso inondato da grosse enormi onde nere, e i campi di girasoli ammutoliti.
E le mura, e l'odore di vino rappreso in cantina.
Questa è una memoria di giorni vissuti a cambiare una vita mutevole in un luogo inamovibile.
Questo il senso di un non ritorno.
Che poi, al di là dello scherno e del rimpianto, c'è sempre quella persiana verde che hai notato socchiusa il primo giorno in cui sei arrivata, e l'hai pensata come la città delle persiane semichiuse.
E l'hai consumata. Nei vicoli e negli stenti.
Parole che dicono cose, non dicono il senso di un respirare di mattoni rossi, e stanchi.
Come una canzone di Capossela che suona punk nelle notti insonni che non vuoi dormire, e la vuoi respirare.
Cosa ne sapete, di una città che non vuole farti morire, perché sei tu a decidere che non sarà lei ad ucciderti.
Le persone sono fatte della stessa sostanza dei luoghi che vivono.
Altro non sono, al di fuori di musiche, odori, sensazioni e canti.

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