domenica 17 luglio 2016

Come a sentirla, la terra sotto i piedi. (ciao Gabbr).

Erano piene quelle lune piene di Vasto Marina. Erano piene come le onde del mare di notte. 
E vive.
Dieci anni fa decidemmo di cominciare a ricordarci di un'estate nel momento stesso in cui la stavamo vivendo.
Ho delle foto. Foto di birre, di pacchetti di sigarette, di posaceneri pieni, di Converse ai piedi. 
Mi sentivo pesante. Lo ero? E che importa. 
Di quell'estate solo io e te decidemmo di ricordarcene. 
Fu l'estate del "A me,a me  me piace 'o blues". L'estate di Rino Gaetano. 
Quella delle Bestemmie Fritte.
Io non lo so. 
So che eri quello con cui ci si poteva permettere di prendersi una pausa col mondo di stronzi intorno. 
Non ti ho mai visto solo al bancone di un bar, ma avrei giurato su qualsiasi cosa che fossi il perfetto amico che ti aspetta solo al bancone di un bar e che se non vuoi parlare, puoi  stare pure in silenzio. 
Per quanto poco intimo, eri l'àncora delle serate vastesi in cui una grezza mezza contadina emigrata ignorante a fare l'università in un posto sfigato, fra i bla bla bla rumorosi della marina, spesso, si sentiva sola. 
Che altro dire. 
Che ho delle foto, e pezzi di carta scritta salvati di giorni strani.
Che avevo promesso di farti leggere e che ovviamente non hai letto. 

Fanno così:

"Nell'ultima notte di estate profonda
ho cercato i fiori della serenità
ho trovato calore
in un freddo invernale.
Per quanti secoli siete state sedute ai tavolini del Calipso
piccole anime sconosciute
che vi permettete di invadermi il cuore?
Vi troverò sempre su quelle sedie?
La punteggiatura del cuore limita lo sguardo
In una notte uguale e diversa come questa 
come tutte
che cambiano solo le facce ma i ricordi non  muoiono
li abbracci 
a dispetto delle parole facili
delle cornici inutili
una favola di plastica che gira nel mio petto
dove il cuore mi innamora
in silenzi d'oro di porte che sbattono nel torpore
di amanti soffocati 
nelle loro grida frigide
Finisce nell'arsenale delle cose non vissute
                   si estingue
cessa di esistere
piange
Piange tutti gli occhi che ha amato
senza cercarli
Piange le parole che contano
le lacrime che parlano
Piange
e non sa di che".


Amico non ho fedi né tanta immaginazione. Forse un inchiostro vale più di un abbraccio. 
Dopodiché, se sei un'anima ora, aqui estamos. 

Sì. Oggi per la prima volta ho visto Taddei fare una grigliata. 
E, sì, sono finalmente riuscita a piangere.

Ciao Amico Gabbr. 


- Ammazza che mostri di amici che hai, Giulia
- Hei Gab non farti troppi complimenti ci sei pure tu in queste foto! Siete degli amorevoli mostriciattoli e mi dispiace tanto lasciarvi...
- Noi non ci lascieremo mai... oggi metto le i ovunque. Io ero compreso tra i mostri
(...)
- Mi immagino che mi scrivi queste cose con l'arancia sulla testa scarica di ansia e piena di transfert ahahaha
- uahahah in pigiama e con l'arancia nel transfert Gab
- Giù cmq non hai mai cambiato voce questo vuol dire che sei ancora giovane come ai tempi del Calipso
- uahhahaha, dici?
- Si sono sicuro
- Ma nemmeno tu hai cambiato voce, nemmeno Taddei! Siamo tutti più giovani
- La voce viene da dentro. Siamo giovani dentro. E comunque le peroni sono le stesse del 2006 al Calipso, altro che transfert ;)

(chat- febbraio 2014) 











Nessun commento:

Posta un commento