lunedì 25 luglio 2016

Paradigmi mentali sul delta del Trigno (L'ultimo goccio va lasciato ai morti, l'amore negato ai viaggiatori).

Dell'impossibilità di amare.
No, perché a conti fatti, sarebbe più semplice senza dubbio non amare.
E dell'impossibilità di scriverlo.
Perché a dirla tutta, le parole sono troppo scontate.
Dell'immobilità di un pensiero.
E quella per fortuna non ammette il senso di solitudine.
Del senso di pace su un balcone in mezzo all'Italia.
Ma essere nel mezzo comporta sempre un senso di costrizione.
Di transizioni, circoli viziosi e dipartite istantanee.
Di battelli in cui viaggerai ebbro.
Contro il femminismo.
Però va da se che una donna difficilmente farebbe un viaggio col couchsurfing o mangiando schifezze in strada.
La dormita in trasferta più bella e assurda che ricordo fu quella in Piazza Santo Stefano.
L'alba migliore quella a Stazione Termini.
Bye bye Bombay.
L'India.
Ma devo ammetterlo: in quelle notti non ho dormito mai.
Sentire la gente che le viveva, le strade e le notti, era un sogno già di suo, non occorreva addormentarsi.
Antiriflesso.
Proprio come il mio cuore.
Ma attenzione: ho detto dell'impossibilità, non del non potere amare.
Si tratta di volerlo e di poterlo, ma non ti è permesso, di amare.
Datemi un solo paradigma più feroce.
Tutto questo è un gran casino.
Le luci del porto  di Valona e le strade di Tirana.
L'ultimo goccio di birra che va lasciato ai morti.
Un mondo che esplode mentre io prendo un aereo.
E in tutto questo totale, una campagna intorno, che basta. E' sufficiente, non occorre.
E soprattutto, non mente.
Poi ci fu pure la notte sulla Rambla.
Ma quella è un'altra storia.
Quella dopotutto, non finì mai davvero, e non conobbe albe.


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