sabato 3 febbraio 2018

Dialogo immaginario tra un sorriso perdente dell’Oltre Mediterraneo (Colpevolmente Innocente) e un Frammento di Consapevolezza (Inutile) nel Vuoto Nuovo (e Cattivo) che Avanza.

"Mi presento: mi chiamo con un Nome, quello che vuoi darmi, e vengo dal Senegal".

"C'est bon, tu viens du Sénégal, donc tu peut parler en français avec moi?"

"Oui Chérie, je peut"

"Alors, écoute-moi: je te parle en français parce-que les personnes qui sont ici elles ont trop haine maintenaient pour comprendre ce que je veux dire. Tu me comprend ?"

"Oui, je t’écoute "

"Donc, je veux te demander est-ce que tu pense de cette histoire mauvaise qui à touchés-nous"

"De la fille qui à été touée?"

"Oui, je parle de ça"

"Mademoiselle, je peut dire que je viens du Sénégal, j'ai une femme dans mon pais et je suis père de deux enfants merveilleux, j'en sais pas ce qui c'est passé, mais je sais que un homme il ne pourrait jamais faire ce qu'on à fait"

"Oui, je comprend et je le croix aussi, mais il y a eu cet assassin vraiment. Qu'est-ce qu'on doit penser, Brother?"

"Tu aime la musique raggae, Sister?"

"Oui, je la connait et je l'aime"

"Tu connait Bob Marley, et ses danses avec les enfants?"

"Oui, je sais"

"Bon, il faut danser dans la vie, mais pas tous ont la possibilité réelle de danser comment lui, commente ses enfants. Il y a des raisons qui vont au dehors de ce qu'on voit sur les journaux. Il y a des histoires de vie, de violences, de haine, de regrettes. Je suis africaine, je suis un Negro, je suis un Oublié de l'Histoire Moderne. Je ne veux pas justifier cet homme. C’est naturellement et humainement impossible, pour un être humaine, de justifier ça, tu comprend ? Si c'est vrai, que c'est lui qui à fait ça, il est un monstre. Ou, mademoiselle, pardonne moi, je préférais dire qu'il est un homme qui à perdu la raison, et qu'il doit répondre devant la justice de sa terrible, pas nommable, terrifiante action, et qu’il doit, oui, pardonne moi encore, mais je pense aussi qu’il doit être sauvé, dans quelque façon.  Mais, ma sœur, l'Afrique elle est infinie, comment toute l'histoire du monde et tous les peuples du monde. Et il y aura toujours des assassins, et de victimes, et la différence, ma jolie sœur, tu sais quelle est la différence entre assassins et victimes ? Qu’il sont souvent la même chose ensemble, au même moment. Dis-moi, parce-que moi – oh mais non, je te demande pardon encore, pardon, je voudrais dire, pas moi, mademoiselle. Je voudrais dire: pas moi, mais dis - moi, parce que mes fils, ma femme, ma famille, ma culture, mes confins, mes façons de vivre la vie, mes vols, mes efforces de changer mon destin, mes désires de voire le monde qui est différente du mien, comment tu veux voir le mondes qui sont différents des tes mondes,  doivent-ils être condamnées avec cet homicide? Et dis-moi, Sorella, parce-que je ne peut pas le dire »

Mon frère, credo che finirò presto le parole. L’unica cosa che posso dire, è quello che diceva un vecchio cantautore italiano a proposito di una questione totalmente lontana da questa, ma che ha lo stesso senso, e che mi avvicina a te, fratello africano dalla pelle dello stesso colore del cielo che ci si stende davanti agli occhi, e impotente come la notte del buon senso che ci attende:


E’ una cosa che non serve a una canzone di successo, non vale due colonne su un giornale,
se tu te la sei voluta cosa vuoi mai farci adesso

e i politici han ben altro a cui pensare




Io prendo per mano l’illusione di un dialogo immaginato con un uomo che prova a restare umano come me, e non ci riesce.
Il buio a cui mi introducete non lo voglio accettare, guardo verso il sole, la zappa, il tridente, il rastrello, la vanga, e pure la falce, ma il martello lo lascio nel campo di grano, che possa servire ai perdenti del 21* secolo scalzo, senza ritegno, a colpire il futuro, e girargli le spalle.
Nel frattempo, tra una ronda e un commento fascista, tra un comunicato buonista e un cordoglio di sorta, che tra l’uno e l’altro non lo sai capire, chi è il vero fascista, io prendo per mano l’Africa, il suo destino scritto, che ho studiato e compreso, compreso come quando si alzano le spalle di fronte a una sorte millenaria e quindi inevitabile, e me ne vado a spasso, con uno sguardo preoccupato, triste e calmo e sereno insieme, a cavallo tra le sponde dell’Atlantico a Ovest, i monti dell’Atlas, il Nilo, il Sahara, verso la Mauritania, attraverso le foreste del Congo, le colonie abbandonate dell’Eritrea e la Somalia, i Compagni del Fronte di Liberazione del Delta del Niger. E lì, mi fermo. Senza giustificazioni o condanne di sorta. 
Mi fermo con loro, capisco una rabbia, questa rabbia mi permette di non perdonare, consapevolmente, un gesto omicida, e di vederlo commesso da un uomo non uomo, un perdente che uccide un’altra perdente, metto l’idiozia di una generazione tossica e infelice di fronte al primo rastamanno etiope che mi si figura davanti, e vado oltre.
Ma davvero, oltre.


***

«Bene, vieni dal Senegal, quindi puoi parlare in francese con me ?”
“Certo cara, posso”
“Allora, ascoltami: ti parlo in francese perché le persone che sono qui sono hanno troppo odio adesso per comprendere ciò che voglio dire. Mi capisci?”
“Si , ti ascolto »
« Dunque, voglio chiederti cosa pensi di questa brutta storia che ci ha toccati”
“Della ragazza che è stata uccisa?”
“Si, parlo di questo”
“Signorina, posso dire che vengo dal Senegal, ho una donna nel mio paese e sono padre di due meravigliosi bambini Non lo so cosa è successo, ma so che un uomo non potrebbe mai fare ciò che è stato fatto”
“Si, lo capisco e lo credo anche io, ma c’è stato davvero quest’assassinio, cosa dobbiamo pensare, Brother?”
“ Ti piace la musica Raggae, Sister?”
“Si, la conosco e mi piace”
“ Conosci Bob Marley, e le sue danze con i bambini?”
“Si”
“Bene, ecco:  occorre danzare nella vita, ma non tutti hanno la possibilità reale di danzare come lui. Come i suoi bambini. Ci sono delle ragioni che vanno al di là di ciò che si legge sui giornali. Ci sono delle storie di vita, di violenze,  di odio, di rimpianti. Io sono africano, sono un negro, sono un Dimenticato della Storia Moderna. Non voglio giustificare quest’uomo. E’naturalmente e umanamente impossibile, per un essere umano, giustificare questo, comprendi ? Se è stato davvero lui a fare questo, è un mostro. O, signorina, perdonami, preferirei dire che è un uomo che ha perduto la ragione, e che deve rispondere davanti alla giustizia della sua terribile, innominabile, terrificante azione, e che deve, si, perdonami ancora, ma penso anche che deve essere salvato, curato in qualche modo.
Ma, sorella mia, l’Africa è infinita, come tutta la storia del mondo e tutti i popoli del mondo. E ci saranno sempre degli assassini, e delle vittime, e la differenza, mia dolce sorella, tu sai qual è la differenza tra assassini e vittime? Che sono spesso la stessa cosa, nello stesso momento. Dimmi, perché io – oh ma no, ti chiedo ancora perdono, scusami, vorrei dire, non io, amica mia. Vorrei dire: non io, ma dimmi, perché i miei figli, la mia donna, la mia famiglia, la mia cultura, i miei confini, i miei modi di vivere la vita, le mie fughe, i miei sforzi nel cambiare il mio destino, i miei desideri di vedere il mondo che è differente dal mio, come tu vuoi vedere i mondi che sono differenti dai tuoi mondi, devono essere condannati con questo omicidio? E dimmi, sorella, perché non posso dirlo”. 




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