domenica 13 maggio 2018

Alla Pietra.

Ti chiederei di venirmi a salvare
Ma come da anni dico per me (per redimermi dal tempo perso per amore intero e senza filtri verso il genere umano senza alcuna distinzione, stronzi o buoni, giusti o sbagliati, bianchi o neri) così da te non posso certo aspettarmi che tu accetti d'essere stato messo al mondo per salvare qualcuno.

Salvare Qualcuno.

Se si trattasse di un reale annegamento, lo faresti. Ma è solo mentale, e ciò che è mentale non presuppone salvezza se non che dal libero arbitrio di se stessi su se stessi.

C'è sicuramente una ragione per cui ho deciso di ancorare questa nave al tuo porto. Il mare che l'ha portata fino a te non è stato mai del tutto in tempesta e mai del tutto in calma. Ha ondeggiato spesso, ma sempre con un'armonia in 4/4.
Ha scandito un tempo, che è stato un tempo di vita.

Forse la ragione è stata in quel tempo di vita.

Ci sono momenti in cui credo sia troppo tardi, ed altri in cui penso che sia ancora troppo presto.
Momenti in cui credo di non sbagliare a pensare quello che penso, e altri in cui penso che è tutta un'enorme bugia.
Ci sono momenti in cui non credo e non penso.

Lungo la Pietra di Bismantova non ha avuto peso la salita, ma la discesa.
C'è stata, sicuramente, una ragione, anche in questo caso, perché tu abbia deciso di accelerare il passo e lasciarmi discendere da sola il costone di quel sasso imponente e senza dubbio inopportuno nell'Appennino Tosco Emiliano.
Ho voluto pensare che tu mi abbia volutamente lasciata scendere sola.

A ogni passo di discesa, a ogni respiro che si distendeva e si riprendeva, io accumulavo i conti di mezza vita passata a stringermi il petto, e piangevo.
Ho pianto lungo tutta la discesa da quella roccia.
E non so se tu lo avevi previsto, ma posso dirti che, anche se non lo potevi immaginare, anche se non lo potevo immaginare, che in quella discesa avrei realmente pianto un mare di lacrime in sfogo, resta che mi hai fatto il più grande regalo che potessi farmi. Lasciarmi sola in quella discesa.

Lasciarmi scendere da sola da quella Pietra è stato un enorme gesto d'amore, il più bello, e di questo ti ringrazierò sempre. Meraviglioso. E' stato come se la Montagna mi stesse prendendo le lacrime dal petto agli occhi. Spingeva fortissimo. E' stata un'emozione inenarrabile.

Ci sono emozioni, stati d'animo, pressioni atmosferiche sulla cassa toracica nella discesa da un monte, che aprono porte e strade mentali che vanno prima e dopo te e non puoi spiegarle se non a te stessa.

La Pietra di Bismantova mi è entrata dentro.
Non la lascerò andare.
Non so a che tipo di ragione faccia fede tutto questo inutile ardere.
So che arde.

Quindi perdonami,
E promettimi che nell'angolo più estremo e nascosto, senza dirlo a nessuno e senza che nessun caso di comodo se ne accorga, te ne ricorderai.

Il disco dei Pgr che nasce dalla Pietra di Bismantova dove mi hai portata a fare l'amore con me stessa seguendo i tuoi passi - ed è questo che mi ha uccisa, essere capace di seguire i tuoi passi, senza poterti stare accanto, ma solo seguendoti - finisce con una canzone dedicata al Divenire che nasce e viene solo dall'essere umani.
Essere. In quanto umani.

E ora che non ho più filtri, ti perdo.

"Quando la madre scopre il seno
il bimbo inebriato dal profumo di buono
impara il Vuoto e il Pieno
impara l'attesa
la Gioia e l'Abbandono
impara ad imparare
le tracce che fanno Camminare"