venerdì 28 settembre 2018

Sinnò me moro.

Finché non diventa improrogabile.
Sentirsi addosso le luci dell'alba e non sapere dove andare.
Improrogabile è la mia istanza ad avere un istante, piccolissimo, in cui qualcuno mi riconosca in un eterno.
E invece resto nel limbo scarso e inconsistente di un momento giusto, e non oltre.
Poi mi dico, restando in bilico su me stessa, che è imputabile a me la loro continua fuga. Sono io che non sono neutrale. Sono io, che alzo muri terribili e forti.
E un attimo dopo mi consolo del mio limite assurdo, dicendomi che per quanto sia io a rendermi marmo freddo, restano comunque loro a non essere in grado di scalfirlo.
Ma la ragione è che non ne hanno volontà, né cuore, né intenzione.
E perché dovrebbero averne: ci sono vite che scorrono molto più fluide e liete.
E non occorre nemmeno scalfirle.

Verona.
Ponte Pietra. Un giorno di agosto o di maggio, che importa. Era caldo e freddo al punto giusto. Non come oggi che colano gocce di umida e statica angoscia.
A Verona ero finita. Avevo dietro di me mille chilometri a settimana trascorsi per sei mesi, e otto ore al giorno di dialoghi inattesi e incompiuti.
Ma restavo forte con me stessa e sapevo sorreggermi, barcollando nella Storia del Nord Italia che mi penetrava l'anima.
Sono stata sempre sola
E ho assorbito ogni istante. Ogni casello autostradale, ogni strada presa per sbaglio, ogni galleria illuminata col controllo elettronico della velocità spento, ogni motel spento e annoiato, ogni attimo di vita rubata.

Solo adesso sento la forza di tutto quell'andare, di tutto quel viaggiare, di tutto quel sentire.
Ora che sono ferma e immobile davanti ai miei nobili obiettivi, e verso quelli viaggio.
Ogni tanto, come un'interruzione nel flusso di frequenze obbligate ma dovute, mi fermo a guardarti: apri leggermente gli occhi e mi guardi. E in quel piccolo vedermi mi trattieni nell'eterno che voglio. Ma non sai fermarlo.
Ho sbagliato io.
Nel momento in cui ho saputo desiderarti nel normale e quotidiano flusso di vita, tu non hai risposto.
E io non ho insistito.
Dove ti collochi, piccola anima, in questo turbine di tremori?
Dove vai a perderti ogni volta?
Dove archivi le sensazioni che provi?
Dove nascondi i desideri che vorresti?

Ma io ti lascio andare, "come un'esile farfalla di maggio" in preda alla sua vita nel migliore dei tempi possibili.
Li ho vissuti, e ricordo solo che sono stati immensi.
I miei 24 anni lessero per la prima volta gli Scritti Corsari di Pasolini, e ascoltarono per la prima volta Storia di Un Impiegato.
I miei 24 anni restano la cosa più vera che ho vissuto.

Piccolo Uomo non mandarmi via
Piccolo Uomo non andare via
Piccola Grande Anima che vivi la tua vita  e piangi i tuoi amici schiantati in silenzio, io ti vorrei dire che ci sono attimi in cui ti fermi a guardare quello che ti accade, quando sono io a decidere ciò che accade, che raccolgono la Storia del Mondo tutta intera. E parlano.
Parlano più dei filosofi, raccontano più dei romanzieri, esprimono più dei poeti.
E dicono tanto.

Ho pensato a te ragionando tra me e me sul concetto di Libertà.
E traendone teorie e paradigmi.
Pensa quanta forza ti ho dato, Piccolì.

Ora credo che tu stia respirando piano come quella volta in cui ti sei addormentato senza starmi accanto ma tenendomi addosso.
L'esperienza di vita mi porta a pensare che non volessi esporti, ma il vissuto narrato a se stesso del cuore mi dice invece che avresti potuto, in un'ipotesi remota ma non assurda, addirittura aver paura.

Oggi invece hai accennato un abbraccio. E sono riuscita a sentirlo.

Ma Piccolo Uomo Grande, ho un rispetto così forte della tua meravigliosa Libertà, che mi ritraggo e non parlo.
Una libertà troppo bella per essere disturbata. Il pensiero che mi dà ansia, è lo stesso che si consola e respira forte a vederti svegliarti disteso da solo. Come potrei rovinare questo equilibrio tra Te Stesso e il tuo Tempo.
Non posso.
E' troppo bello, ed è troppo tuo.

"Resta con me su ‘sto core
Tevere biondo non muore così
Coltelli ficcati a fondo nel cuore
Chi vive sotto ‘sto cielo lo sa che vor di’
Io non penso tu possa capirmi
Sarà il buio a rapirmi stanotte
Vorrei solo schioccare le dita e sparire di botto".









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