mercoledì 3 ottobre 2018

Fuori luogo, fuori tempo e oltre il futuro: una riflessione meta marxista che non si vergogna, né si vanta (per essere Padrone, devi essere capace. Se non sei capace, sei solo un potente perdente).

Ho imparato che Trasversalità non è sinonimo di Onnipresenza. Ognuno di noi, nelle sue declinazioni personali e professionali, ha una potenzialità specifica. E ognuno di noi ha il suo campo di attivazione (in molti casi magnetico) di quelle potenzialità. La dispersione delle possibilità, la disseminazione incontrollata del poter fare qualsiasi cosa dove capita solo perché ve ne è una convenienza, questo cogliere "a random" occasioni che solo in parte si rivelano importanti e che solo in parte, proprio per questa dispersione, si traducono in azioni efficaci, fa male a coloro che dovrebbero beneficiarne e fa male a chi lo fa. L'Italia è il paese in cui ciò che ha reso inestimabile il suo patrimonio culturale, ovvero quella specializzazione e differenziazione dei mestieri, la loro particolarizzazione e specificità in ogni territorio, la diversità e l'attenzione e la cura (la cura = l'amore = il tenerci davvero = l'averlo a cuore = mio padre per esempio a dirne uno) per il piccolo che crea e crea bene, si annulla in un'ansia collettiva malata in cui si vuole fare tutto e non si è più davvero in grado di fare nulla. E' il posto in cui l'obiettivo conta più del mezzo e per questo perde senso.Il luogo dell'azione improvvisata a finto beneficio dei pochi e a discapito effettivo dei molti. Dove di solito i molti hanno i mezzi ma non sanno usarli, e mentre si rendono conto di non saperli usare o usare in sintonia col tempo che cambia, arriva qualcuno che si profila in grado di insegnarglielo, e invece non fa altro che riempire di parole vuote un tempo che è loro, è prezioso e necessita di competenze vere e necessarie, che vanificano. In questo modo tutto si perde, tutto si riduce ad una corsa senza sosta, verso obiettivi senza sostanza, da raggiungere con mezzi senza forza. A quel punto, l'unica cosa che puoi fare, è metterti a fare a gara con i tuoi vicini a chi vince ad avere ragione a dire che l'errore è stato dell'altro, che non sei stato tu a non essere stato capace, che non è colpa tua.Basterebbe dirsi invece, con una semplice e umile attestazione di fatto collettiva, che siamo tutti capaci, ma che se decidiamo di fare 8 miliardi di cose in un minuto e mezzo, quelle cose, inevitabilmente, escono male. Ora, se tutto ciò potrebbe tranquillamente ridursi in una critica politicamente compagna, proletaria e post-marxista al Sistema, mi trovo invece e con grande stupore in enorme difficoltà, stavolta, perché su questo versante, chi si prende il potere di farci perdere tempo facendoci credere che ha le competenze per farlo, in realtà non ha né potere né competenze. Finché era il Padrone a rubarti il tempo avevi un obiettivo da contrastare. Ma il Padrone era competente. Se a rubarti il tempo è il nulla assoluto della coerenza oggettiva, chi attacco? Ad ogni modo, e comunque vada, mi addosso i limiti altrui e continuo felicemente ad arrancare come tutti. Ma la mia aspirazione ad essere onestamente capace verso obiettivi sinceri non me la toglie l'affanno della corsa all'oro, né l'affanno della corsa allo stagno.

"Le battaglie vann' fatt pé risolvere 'e problem' materiali della vita e so' battaglie sporche emmerd. 'E battaglie pulite stann sule rind'a capa 'e chi sta sempre co' cul parat".

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