mercoledì 10 ottobre 2018

Ultimo frame (esistono due tipi di tristezza: quella che subisce se stessa, e quella che sa trovare il modo di perdonarselo)

Fermo immagine delle 20:46. 

Passati 45 minuti dal confine spazio-temporale stabilito, comprendi che, per quanto tu possa ostinarti a mantenere al cospetto del mondo che ti è intorno un atteggiamento bambino e stupido, hai la tua esperienza e quella, purtroppo o per fortuna, non inganna.
Ci prende sempre.
Sorriso addosso, tenerezza infinita per un soffio di brezza marina che ha allietato a tratti e con poche pretese gli ultimi 8 mesi della tua vita, allo scoccare della prova del nove, come è giusto che sia, covi una resa e dai respiro a una nuova via d'uscita.

Tenero e bello come poche cose al mondo.
Spero solo che, dovesse capitarti un giorno di accorgertene, tu riesca a farmelo sapere.
O in alternativa, a raccontarlo. 

Lydon mi ha detto: "48 ore di tempo, e uno dei due cercherà l'altro". 
"Stavolta no" ho risposto. E mezzora dopo già ti chiamavo. 

La difficoltà nel lasciarti andare, piccolo uomo, o come direbbe Roland Barthes, nel Non Volerti Prendere, è tutta nel fatto che, a te, io non posso imputare nessuna colpa. 
Ed ecco che in questa ammissione di verità esce fuori una Donna: facile, finora, attribuire colpe, cause e danni a coloro che in qualche modo potevano essere additati di un benché minimo di responsabilità nei confronti del mio cuore schizofrenico. 
Con te non posso farlo.
Tu non hai nessuna colpa (e tanto meno un qualche merito) per questo abbandono forzato che vede me, stavolta, costretta ad abbandonare. 
Perché non hai colpe? 
Per lo stesso motivo per cui sei riuscito a fermare il mio Tempo, la mia Finta Sicurezza e il mio Orgoglio.
Perché sei Libero.
E quanto sei Libero.

Non riesco a dire molto altro, se non che hai bloccato qualcosa. 

Fra undici anni, metterò in una busta per le lettere (ammesso che ce ne saranno ancora, e ammesso che ci sarò ancora io) queste parole che ti ho dedicato.

Sono sicura che ti serviranno.
Sono sicura che le leggerai e le leggerai a chi ti sarà accanto.
Sono sicura che sarai padre
Che sarai Uomo e che sarai Vivo Dentro
Sono sicura che troverai una strada
Ricordandoti sempre del delirio che hai vissuto (che vivi ora) prima di trovarla
Sono sicura che piangerai
Sono sicura che troverai un compromesso con le tue spinte interiori
E sono sicura che ti ricorderai di chi, per un po', quelle spinte, ha saputo domarle.
In notti infinite, dove la luce del sole al mattino entrava dalle fessure vecchie delle mie persiane impolverate, mentre giocando a fare i grandi, tutti e due, grande io e piccolo tu, eravamo immensi. 

Piccola scheggia impazzita. Corri forte. 

mercoledì 3 ottobre 2018

Pensiero Stupendo

Sei in ogni declinazione
Di ogni assurdo ed improrogabile minuto.
Sei la Sintesi.
E nella sua essenza, nell'essenza della Sintesi incarni l'Assenza.
Quindi
Sei la Perfezione
Di ogni Emozione Perfetta.

Hai stravolto tutto.
E per ricompensa o condanna,
Da oggi nel mio mare ti butto via.


Fuori luogo, fuori tempo e oltre il futuro: una riflessione meta marxista che non si vergogna, né si vanta (per essere Padrone, devi essere capace. Se non sei capace, sei solo un potente perdente).

Ho imparato che Trasversalità non è sinonimo di Onnipresenza. Ognuno di noi, nelle sue declinazioni personali e professionali, ha una potenzialità specifica. E ognuno di noi ha il suo campo di attivazione (in molti casi magnetico) di quelle potenzialità. La dispersione delle possibilità, la disseminazione incontrollata del poter fare qualsiasi cosa dove capita solo perché ve ne è una convenienza, questo cogliere "a random" occasioni che solo in parte si rivelano importanti e che solo in parte, proprio per questa dispersione, si traducono in azioni efficaci, fa male a coloro che dovrebbero beneficiarne e fa male a chi lo fa. L'Italia è il paese in cui ciò che ha reso inestimabile il suo patrimonio culturale, ovvero quella specializzazione e differenziazione dei mestieri, la loro particolarizzazione e specificità in ogni territorio, la diversità e l'attenzione e la cura (la cura = l'amore = il tenerci davvero = l'averlo a cuore = mio padre per esempio a dirne uno) per il piccolo che crea e crea bene, si annulla in un'ansia collettiva malata in cui si vuole fare tutto e non si è più davvero in grado di fare nulla. E' il posto in cui l'obiettivo conta più del mezzo e per questo perde senso.Il luogo dell'azione improvvisata a finto beneficio dei pochi e a discapito effettivo dei molti. Dove di solito i molti hanno i mezzi ma non sanno usarli, e mentre si rendono conto di non saperli usare o usare in sintonia col tempo che cambia, arriva qualcuno che si profila in grado di insegnarglielo, e invece non fa altro che riempire di parole vuote un tempo che è loro, è prezioso e necessita di competenze vere e necessarie, che vanificano. In questo modo tutto si perde, tutto si riduce ad una corsa senza sosta, verso obiettivi senza sostanza, da raggiungere con mezzi senza forza. A quel punto, l'unica cosa che puoi fare, è metterti a fare a gara con i tuoi vicini a chi vince ad avere ragione a dire che l'errore è stato dell'altro, che non sei stato tu a non essere stato capace, che non è colpa tua.Basterebbe dirsi invece, con una semplice e umile attestazione di fatto collettiva, che siamo tutti capaci, ma che se decidiamo di fare 8 miliardi di cose in un minuto e mezzo, quelle cose, inevitabilmente, escono male. Ora, se tutto ciò potrebbe tranquillamente ridursi in una critica politicamente compagna, proletaria e post-marxista al Sistema, mi trovo invece e con grande stupore in enorme difficoltà, stavolta, perché su questo versante, chi si prende il potere di farci perdere tempo facendoci credere che ha le competenze per farlo, in realtà non ha né potere né competenze. Finché era il Padrone a rubarti il tempo avevi un obiettivo da contrastare. Ma il Padrone era competente. Se a rubarti il tempo è il nulla assoluto della coerenza oggettiva, chi attacco? Ad ogni modo, e comunque vada, mi addosso i limiti altrui e continuo felicemente ad arrancare come tutti. Ma la mia aspirazione ad essere onestamente capace verso obiettivi sinceri non me la toglie l'affanno della corsa all'oro, né l'affanno della corsa allo stagno.

"Le battaglie vann' fatt pé risolvere 'e problem' materiali della vita e so' battaglie sporche emmerd. 'E battaglie pulite stann sule rind'a capa 'e chi sta sempre co' cul parat".

venerdì 28 settembre 2018

Sinnò me moro.

Finché non diventa improrogabile.
Sentirsi addosso le luci dell'alba e non sapere dove andare.
Improrogabile è la mia istanza ad avere un istante, piccolissimo, in cui qualcuno mi riconosca in un eterno.
E invece resto nel limbo scarso e inconsistente di un momento giusto, e non oltre.
Poi mi dico, restando in bilico su me stessa, che è imputabile a me la loro continua fuga. Sono io che non sono neutrale. Sono io, che alzo muri terribili e forti.
E un attimo dopo mi consolo del mio limite assurdo, dicendomi che per quanto sia io a rendermi marmo freddo, restano comunque loro a non essere in grado di scalfirlo.
Ma la ragione è che non ne hanno volontà, né cuore, né intenzione.
E perché dovrebbero averne: ci sono vite che scorrono molto più fluide e liete.
E non occorre nemmeno scalfirle.

Verona.
Ponte Pietra. Un giorno di agosto o di maggio, che importa. Era caldo e freddo al punto giusto. Non come oggi che colano gocce di umida e statica angoscia.
A Verona ero finita. Avevo dietro di me mille chilometri a settimana trascorsi per sei mesi, e otto ore al giorno di dialoghi inattesi e incompiuti.
Ma restavo forte con me stessa e sapevo sorreggermi, barcollando nella Storia del Nord Italia che mi penetrava l'anima.
Sono stata sempre sola
E ho assorbito ogni istante. Ogni casello autostradale, ogni strada presa per sbaglio, ogni galleria illuminata col controllo elettronico della velocità spento, ogni motel spento e annoiato, ogni attimo di vita rubata.

Solo adesso sento la forza di tutto quell'andare, di tutto quel viaggiare, di tutto quel sentire.
Ora che sono ferma e immobile davanti ai miei nobili obiettivi, e verso quelli viaggio.
Ogni tanto, come un'interruzione nel flusso di frequenze obbligate ma dovute, mi fermo a guardarti: apri leggermente gli occhi e mi guardi. E in quel piccolo vedermi mi trattieni nell'eterno che voglio. Ma non sai fermarlo.
Ho sbagliato io.
Nel momento in cui ho saputo desiderarti nel normale e quotidiano flusso di vita, tu non hai risposto.
E io non ho insistito.
Dove ti collochi, piccola anima, in questo turbine di tremori?
Dove vai a perderti ogni volta?
Dove archivi le sensazioni che provi?
Dove nascondi i desideri che vorresti?

Ma io ti lascio andare, "come un'esile farfalla di maggio" in preda alla sua vita nel migliore dei tempi possibili.
Li ho vissuti, e ricordo solo che sono stati immensi.
I miei 24 anni lessero per la prima volta gli Scritti Corsari di Pasolini, e ascoltarono per la prima volta Storia di Un Impiegato.
I miei 24 anni restano la cosa più vera che ho vissuto.

Piccolo Uomo non mandarmi via
Piccolo Uomo non andare via
Piccola Grande Anima che vivi la tua vita  e piangi i tuoi amici schiantati in silenzio, io ti vorrei dire che ci sono attimi in cui ti fermi a guardare quello che ti accade, quando sono io a decidere ciò che accade, che raccolgono la Storia del Mondo tutta intera. E parlano.
Parlano più dei filosofi, raccontano più dei romanzieri, esprimono più dei poeti.
E dicono tanto.

Ho pensato a te ragionando tra me e me sul concetto di Libertà.
E traendone teorie e paradigmi.
Pensa quanta forza ti ho dato, Piccolì.

Ora credo che tu stia respirando piano come quella volta in cui ti sei addormentato senza starmi accanto ma tenendomi addosso.
L'esperienza di vita mi porta a pensare che non volessi esporti, ma il vissuto narrato a se stesso del cuore mi dice invece che avresti potuto, in un'ipotesi remota ma non assurda, addirittura aver paura.

Oggi invece hai accennato un abbraccio. E sono riuscita a sentirlo.

Ma Piccolo Uomo Grande, ho un rispetto così forte della tua meravigliosa Libertà, che mi ritraggo e non parlo.
Una libertà troppo bella per essere disturbata. Il pensiero che mi dà ansia, è lo stesso che si consola e respira forte a vederti svegliarti disteso da solo. Come potrei rovinare questo equilibrio tra Te Stesso e il tuo Tempo.
Non posso.
E' troppo bello, ed è troppo tuo.

"Resta con me su ‘sto core
Tevere biondo non muore così
Coltelli ficcati a fondo nel cuore
Chi vive sotto ‘sto cielo lo sa che vor di’
Io non penso tu possa capirmi
Sarà il buio a rapirmi stanotte
Vorrei solo schioccare le dita e sparire di botto".









domenica 16 settembre 2018

As an old Memoria

Il senso della vita a 35 anni sta nel tenere per mano un amico spezzato da un pianto, mentre amici lontani e ormai freddi proseguono ignari e convinti di poter vivere in eterno senza che nessuno li prenda per mano. Senza esternare il bisogno di essere presi per mano.
Il senso della vita a 35 anni è ritrovare i propri 25 anni in un brivido di emozioni semplici e vere, condivise intorno a un tavolo come se fosse per sempre.
Il senso della vita a 35 anni è tenersi le proprie responsabilità per 6 giorni e mezzo su 7, e l'ultimo mezzo lasciarlo andare per ritrovare quelle emozioni che facevano bene, che riempivano il cuore.
Il senso della vita a 35 anni è mettere a disposizione il quarto d'ora vitale del tuo quotidiano per fermarti un attimo a SENTIRE quello che il mondo intorno vuole impedirti di sentire.
Il senso della vita a 35 anni è nel fermarsi un attimo pensando al candore della nascita di Bianca Maria, ricordandoti di Gabriele.
Il senso della vita a 35 anni è nella prospettiva diritta e prepotente che anche se non ancora afferrata so di avere in pugno.
Il senso della vita a 35 anni è nel sedermi ai piedi di un fratello in lacrime e ascoltare il dolore che lo attraversa, poco dopo che lo schianto ha fermato il cuore di un suo fratello.
Il senso della vita a 35 anni è dentro all'essere convinta d'aver fatto la cosa migliore, guardando chi amavo fisso negli occhi e dicendogli che l'ho potuto perdonare la prima volta per non aver creduto in me, ma non lo perdonerò la seconda volta, e non ci sarà una terza.
Il senso della vita a 35 anni è questo voler piangere insieme a chi piange, sorridere con chi sorride, avere rabbia con chi ha rabbia.
Il senso della vita a 35 anni sei tu che mi guardi dall'alto dandomi la visione di un mondo al contrario che mi piace, dove il potere è di chi sente e la noia è di chi comanda.
Il senso della vita a 35 anni è in questa flebile solitudine eterna, che pure mi guida e mi insegna a prendermi il mio tempo, sapendo oggi, dopo l'ennesimo schianto, che potrebbe finire tra un attimo.
E se non è adattamento al destino, si traduce in un respiro profondo, nella non-paura di un giorno che nasce e nel non-trattenere la notte che scompare.
Oggi forse ho capito il Non Voler Prendere, o probabilmente ho semplicemente ucciso un demone.

Come as you are, as you were
As I want you to be
As a friend, as a friend
As an known enemy
Take your time, hurry up
The choice is yours, don't be late
Take a rest as a friend
As an old

Memoria, memoria
Memoria, memoria
Come doused in mud, soaked in bleach
As I want you to be
As a trend, as a friend
As an old
Memoria, memoria
Memoria, memoria
And I swear that I don't have a gun
No I don't have a gun
No I don't have a gun


sabato 7 luglio 2018

Ai mesi più belli della mia vita - come un flow, la vita scorre e non la puoi riprendere.


L'intima essenza dell'essere oggi per non tornare a ieri.
E' troppo forte quello che provo, per poterlo scrivere, ora.
E' come se sapessi già che, data questa grande libertà che ho nella scrittura (che libera per libera, sfugge, vanifica, sfuma) e la mia età che sfida il mondo per restare bella,  tutto ciò che provo adesso potrebbe finire in una memoria domani, nel domani del domani che ho la presunzione di pensare che potrà riguardarmi.
E io non vorrei sporcare mai queste emozioni, anticiparle, svelarle, rivelarle.
Mi appartengono dal centro fisico di quello che sono al centro del mio cranio stanco.
Mi appartengono come poche volte mi è appartenuto qualcosa (forse mai).

Per me la Memoria è un pianto appena nato e mai dimenticato
Potete zittirvi
che non c'è strada.
Non c'è limite
E non c'è verso.

"Io dormo sopra il letto di quel fiume che è arrivato alla sua foce / amore, ma perché ti ci sdrai?"

R. aveva trovato riparo.
Non dovrà saperlo nessuno, che quando stava con me riusciva ad essere così cattivo e così buono, così vero e così strano.
Così alieno e così Umano.
Così bello e così Uomo.

E parlando al passato, chiudo un'altra porta mai aperta.

Ho vissuto i mesi più belli di un'intera vita vissuta. Non li dimenticherò mai.
E glieli dedico tutti.
L'unico uomo che mi ha rispettata davvero. Grazie per sempre.

"Il Rap è la cosa più sbagliata che la musica italiana potesse fare, e una volta che questa s'è bagnata, uno stronzo ha concluso un grande affare".












domenica 13 maggio 2018

Alla Pietra.

Ti chiederei di venirmi a salvare
Ma come da anni dico per me (per redimermi dal tempo perso per amore intero e senza filtri verso il genere umano senza alcuna distinzione, stronzi o buoni, giusti o sbagliati, bianchi o neri) così da te non posso certo aspettarmi che tu accetti d'essere stato messo al mondo per salvare qualcuno.

Salvare Qualcuno.

Se si trattasse di un reale annegamento, lo faresti. Ma è solo mentale, e ciò che è mentale non presuppone salvezza se non che dal libero arbitrio di se stessi su se stessi.

C'è sicuramente una ragione per cui ho deciso di ancorare questa nave al tuo porto. Il mare che l'ha portata fino a te non è stato mai del tutto in tempesta e mai del tutto in calma. Ha ondeggiato spesso, ma sempre con un'armonia in 4/4.
Ha scandito un tempo, che è stato un tempo di vita.

Forse la ragione è stata in quel tempo di vita.

Ci sono momenti in cui credo sia troppo tardi, ed altri in cui penso che sia ancora troppo presto.
Momenti in cui credo di non sbagliare a pensare quello che penso, e altri in cui penso che è tutta un'enorme bugia.
Ci sono momenti in cui non credo e non penso.

Lungo la Pietra di Bismantova non ha avuto peso la salita, ma la discesa.
C'è stata, sicuramente, una ragione, anche in questo caso, perché tu abbia deciso di accelerare il passo e lasciarmi discendere da sola il costone di quel sasso imponente e senza dubbio inopportuno nell'Appennino Tosco Emiliano.
Ho voluto pensare che tu mi abbia volutamente lasciata scendere sola.

A ogni passo di discesa, a ogni respiro che si distendeva e si riprendeva, io accumulavo i conti di mezza vita passata a stringermi il petto, e piangevo.
Ho pianto lungo tutta la discesa da quella roccia.
E non so se tu lo avevi previsto, ma posso dirti che, anche se non lo potevi immaginare, anche se non lo potevo immaginare, che in quella discesa avrei realmente pianto un mare di lacrime in sfogo, resta che mi hai fatto il più grande regalo che potessi farmi. Lasciarmi sola in quella discesa.

Lasciarmi scendere da sola da quella Pietra è stato un enorme gesto d'amore, il più bello, e di questo ti ringrazierò sempre. Meraviglioso. E' stato come se la Montagna mi stesse prendendo le lacrime dal petto agli occhi. Spingeva fortissimo. E' stata un'emozione inenarrabile.

Ci sono emozioni, stati d'animo, pressioni atmosferiche sulla cassa toracica nella discesa da un monte, che aprono porte e strade mentali che vanno prima e dopo te e non puoi spiegarle se non a te stessa.

La Pietra di Bismantova mi è entrata dentro.
Non la lascerò andare.
Non so a che tipo di ragione faccia fede tutto questo inutile ardere.
So che arde.

Quindi perdonami,
E promettimi che nell'angolo più estremo e nascosto, senza dirlo a nessuno e senza che nessun caso di comodo se ne accorga, te ne ricorderai.

Il disco dei Pgr che nasce dalla Pietra di Bismantova dove mi hai portata a fare l'amore con me stessa seguendo i tuoi passi - ed è questo che mi ha uccisa, essere capace di seguire i tuoi passi, senza poterti stare accanto, ma solo seguendoti - finisce con una canzone dedicata al Divenire che nasce e viene solo dall'essere umani.
Essere. In quanto umani.

E ora che non ho più filtri, ti perdo.

"Quando la madre scopre il seno
il bimbo inebriato dal profumo di buono
impara il Vuoto e il Pieno
impara l'attesa
la Gioia e l'Abbandono
impara ad imparare
le tracce che fanno Camminare"