domenica 24 marzo 2019

In ginocchio, con un bagaglio di emozioni finite, a chiedere scusa al Tempo.

E' vero.
Non ho mai voluto cedere a certi moniti, ma inevitabilmente devo, a distanza di anni, ammetterlo.

Ci sono percezioni emotive (ben diverse dalle emozioni) che esondano dalla memoria nel momento esatto in cui ti accorgi di non essere più in grado di provarle.

"Serrande Alzate" è una canzone che ascoltavo a 23 anni, e prima e dopo di quei maledetti e benedetti per sempre 23 anni, parlava di un risveglio attento sul viso di qualcuno (e oggi conta poco di chi sia stato quel viso: conta l'averlo avuto).

Oggi quella percezione non esiste più. E' sfumata, dietro qualche stupido bicchiere di troppo o dietro qualche affanno che ha preso il posto di un'emozione qualsiasi.

E quando lo capisci, ti chiedi perché mai tu abbia permesso tutto questo abbandono a te stessa.

Ora, se rendo l'abbandono al femminile, lo circoscrivo in difetto. Se lo declino al maschile, si allarga al mondo. E' una faccenda di linguaggio sociale, altro non conta.

Dunque è diverso, se mi chiedo perché mai io abbia permesso tutto questo abbandono a me stesso.

Nel sentirmi parte di un genere umano che è maschile solo per lessico, più femmina di ogni femmina in un attimo in cui mi fermo a pensarmi donna.

Uno dopo l'altro, passati osservati o meno osservati, avete lasciato qualcosa solo dove io ho creduto che avreste potuto.

Il resto
E' polvere.

Detriti
Macerie di uomini zitti per paura di parlare.

Che ogni tanto raccolgo, accumulate sotto un mobile o nascoste tra le coperte, cercando di ricomporre pezzi di anime che non avevano luogo, né tempo, né storia, quando erano qui.

Un cimitero di stenti inutili, dove ogni mio fremito ha donato a ciascuno di voi, ne sono sicura, un attimo in più di vita.

Porterò dei fiori ad ogni vostro singolo cospetto.

Il resto sarà silenzio. Più di vergogna, che di rabbia. Ed è qui che non accetto. Che non cedo, che non ammetto, e che mi scontro.

"La mia culla è meraviglia esplosa
Non ti dondola ma avvolge e ammanta
La mia culla è poesia ansiosa
Di svelarmi quello che ti incanta".

Ci ho provato. Ne sono sicura e fiera.


sabato 5 gennaio 2019

"Da uomo avvertire il tempo sprecato/a farti narrare la vita dagli occhi/E mai poter bere alla coppa d'un fiato/Ma a piccoli sorsi interrotti"

Ciò su cui ci soffermiamo
Ha il solo merito di farsi notare rispetto ad altro.
Per caso, per destino, per destinazione o sorte che sia.
Ed è determinante, genera quel siamo.
Ma è solo per uno sguardo più fermo
Che potrebbe cadere altrove, in altri mondi, in altri universi, in altre cornici.
Occorre solo caricarlo sulla stiva e domandargli ogni tanto se la rotta è giusta.
Ma, per tutto il resto, farlo stare zitto: la sua parte l'ha fatta. 

La tua unica vera vita davvero vissuta
Quella dei secondi scanditi e dei pensieri interrotti
Quella che sa più di ogni altro
E che guarda dove nessuno ha mai visto
E' quanto di più bello tu possa disporre adesso

A lei devi rispondere. 

Al liceo scrissi sul muro del bagno:
"Ognuno è artefice del proprio destino
  Ed è vittima dei suoi soli stenti".

Avevo ragione. 

domenica 28 ottobre 2018

Postumi. (Dietro ogni donna vissuta c'è un pensiero incompreso). La morte e la certezza di un sentire hanno lo stesso identico colore.

Ma sei l'espressione di una libera evasione
E i miei brividi si scontrano contro tristi certezze
Piccolo pezzo di cielo attaccato a se stesso
Avrei voluto prenderti
Avrei voluto tenerti
Guidarti
Rassicurarti
Darti un cenno di fermezza
Mentre nei tuoi laghi anneghi consapevole
Questi tuoi anni così importanti
Questi tuoi anni che ho avuto davanti
Questi tuoi anni immensi e profondi.

Li ho vissuti, me li ricordo.

Una donna prova ogni strada possibile per redimersi dai suoi errori
E nei miei errori per la prima volta sei stato un Eroe

E hai vinto
Hai vinto su tutto e su tutti

Per questo, adesso, fermo le parole
Perché non ci sono parole
Quando ogni convinzione crolla
Di fronte a un piccolo uomo
Che non parla e dice tutto.

Ho finito le armi
Le bombe
Gli arsenali di rabbia e rancore
Li ho lasciati dentro una stiva di cotone stanco
Tra le cianfrusaglie inutili di una zattera persa
Mentre io galleggio e tu anneghi
In quello stesso mare fatto di polvere e fremiti


Ho finito i versi, le strofe, i racconti
Ho finito i soldi e le metafore stanche
Ti vedo venirmi incontro in un blu senza etere
Dove la mia pelle trema
E il tuo viso si logora.






mercoledì 10 ottobre 2018

Ultimo frame (esistono due tipi di tristezza: quella che subisce se stessa, e quella che sa trovare il modo di perdonarselo)

Fermo immagine delle 20:46. 

Passati 45 minuti dal confine spazio-temporale stabilito, comprendi che, per quanto tu possa ostinarti a mantenere al cospetto del mondo che ti è intorno un atteggiamento bambino e stupido, hai la tua esperienza e quella, purtroppo o per fortuna, non inganna.
Ci prende sempre.
Sorriso addosso, tenerezza infinita per un soffio di brezza marina che ha allietato a tratti e con poche pretese gli ultimi 8 mesi della tua vita, allo scoccare della prova del nove, come è giusto che sia, covi una resa e dai respiro a una nuova via d'uscita.

Tenero e bello come poche cose al mondo.
Spero solo che, dovesse capitarti un giorno di accorgertene, tu riesca a farmelo sapere.
O in alternativa, a raccontarlo. 

Lydon mi ha detto: "48 ore di tempo, e uno dei due cercherà l'altro". 
"Stavolta no" ho risposto. E mezzora dopo già ti chiamavo. 

La difficoltà nel lasciarti andare, piccolo uomo, o come direbbe Roland Barthes, nel Non Volerti Prendere, è tutta nel fatto che, a te, io non posso imputare nessuna colpa. 
Ed ecco che in questa ammissione di verità esce fuori una Donna: facile, finora, attribuire colpe, cause e danni a coloro che in qualche modo potevano essere additati di un benché minimo di responsabilità nei confronti del mio cuore schizofrenico. 
Con te non posso farlo.
Tu non hai nessuna colpa (e tanto meno un qualche merito) per questo abbandono forzato che vede me, stavolta, costretta ad abbandonare. 
Perché non hai colpe? 
Per lo stesso motivo per cui sei riuscito a fermare il mio Tempo, la mia Finta Sicurezza e il mio Orgoglio.
Perché sei Libero.
E quanto sei Libero.

Non riesco a dire molto altro, se non che hai bloccato qualcosa. 

Fra undici anni, metterò in una busta per le lettere (ammesso che ce ne saranno ancora, e ammesso che ci sarò ancora io) queste parole che ti ho dedicato.

Sono sicura che ti serviranno.
Sono sicura che le leggerai e le leggerai a chi ti sarà accanto.
Sono sicura che sarai padre
Che sarai Uomo e che sarai Vivo Dentro
Sono sicura che troverai una strada
Ricordandoti sempre del delirio che hai vissuto (che vivi ora) prima di trovarla
Sono sicura che piangerai
Sono sicura che troverai un compromesso con le tue spinte interiori
E sono sicura che ti ricorderai di chi, per un po', quelle spinte, ha saputo domarle.
In notti infinite, dove la luce del sole al mattino entrava dalle fessure vecchie delle mie persiane impolverate, mentre giocando a fare i grandi, tutti e due, grande io e piccolo tu, eravamo immensi. 

Piccola scheggia impazzita. Corri forte. 

mercoledì 3 ottobre 2018

Pensiero Stupendo

Sei in ogni declinazione
Di ogni assurdo ed improrogabile minuto.
Sei la Sintesi.
E nella sua essenza, nell'essenza della Sintesi incarni l'Assenza.
Quindi
Sei la Perfezione
Di ogni Emozione Perfetta.

Hai stravolto tutto.
E per ricompensa o condanna,
Da oggi nel mio mare ti butto via.


venerdì 28 settembre 2018

Sinnò me moro.

Finché non diventa improrogabile.
Sentirsi addosso le luci dell'alba e non sapere dove andare.
Improrogabile è la mia istanza ad avere un istante, piccolissimo, in cui qualcuno mi riconosca in un eterno.
E invece resto nel limbo scarso e inconsistente di un momento giusto, e non oltre.
Poi mi dico, restando in bilico su me stessa, che è imputabile a me la loro continua fuga. Sono io che non sono neutrale. Sono io, che alzo muri terribili e forti.
E un attimo dopo mi consolo del mio limite assurdo, dicendomi che per quanto sia io a rendermi marmo freddo, restano comunque loro a non essere in grado di scalfirlo.
Ma la ragione è che non ne hanno volontà, né cuore, né intenzione.
E perché dovrebbero averne: ci sono vite che scorrono molto più fluide e liete.
E non occorre nemmeno scalfirle.

Verona.
Ponte Pietra. Un giorno di agosto o di maggio, che importa. Era caldo e freddo al punto giusto. Non come oggi che colano gocce di umida e statica angoscia.
A Verona ero finita. Avevo dietro di me mille chilometri a settimana trascorsi per sei mesi, e otto ore al giorno di dialoghi inattesi e incompiuti.
Ma restavo forte con me stessa e sapevo sorreggermi, barcollando nella Storia del Nord Italia che mi penetrava l'anima.
Sono stata sempre sola
E ho assorbito ogni istante. Ogni casello autostradale, ogni strada presa per sbaglio, ogni galleria illuminata col controllo elettronico della velocità spento, ogni motel spento e annoiato, ogni attimo di vita rubata.

Solo adesso sento la forza di tutto quell'andare, di tutto quel viaggiare, di tutto quel sentire.
Ora che sono ferma e immobile davanti ai miei nobili obiettivi, e verso quelli viaggio.
Ogni tanto, come un'interruzione nel flusso di frequenze obbligate ma dovute, mi fermo a guardarti: apri leggermente gli occhi e mi guardi. E in quel piccolo vedermi mi trattieni nell'eterno che voglio. Ma non sai fermarlo.
Ho sbagliato io.
Nel momento in cui ho saputo desiderarti nel normale e quotidiano flusso di vita, tu non hai risposto.
E io non ho insistito.
Dove ti collochi, piccola anima, in questo turbine di tremori?
Dove vai a perderti ogni volta?
Dove archivi le sensazioni che provi?
Dove nascondi i desideri che vorresti?

Ma io ti lascio andare, "come un'esile farfalla di maggio" in preda alla sua vita nel migliore dei tempi possibili.
Li ho vissuti, e ricordo solo che sono stati immensi.
I miei 24 anni lessero per la prima volta gli Scritti Corsari di Pasolini, e ascoltarono per la prima volta Storia di Un Impiegato.
I miei 24 anni restano la cosa più vera che ho vissuto.

Piccolo Uomo non mandarmi via
Piccolo Uomo non andare via
Piccola Grande Anima che vivi la tua vita  e piangi i tuoi amici schiantati in silenzio, io ti vorrei dire che ci sono attimi in cui ti fermi a guardare quello che ti accade, quando sono io a decidere ciò che accade, che raccolgono la Storia del Mondo tutta intera. E parlano.
Parlano più dei filosofi, raccontano più dei romanzieri, esprimono più dei poeti.
E dicono tanto.

Ho pensato a te ragionando tra me e me sul concetto di Libertà.
E traendone teorie e paradigmi.
Pensa quanta forza ti ho dato, Piccolì.

Ora credo che tu stia respirando piano come quella volta in cui ti sei addormentato senza starmi accanto ma tenendomi addosso.
L'esperienza di vita mi porta a pensare che non volessi esporti, ma il vissuto narrato a se stesso del cuore mi dice invece che avresti potuto, in un'ipotesi remota ma non assurda, addirittura aver paura.

Oggi invece hai accennato un abbraccio. E sono riuscita a sentirlo.

Ma Piccolo Uomo Grande, ho un rispetto così forte della tua meravigliosa Libertà, che mi ritraggo e non parlo.
Una libertà troppo bella per essere disturbata. Il pensiero che mi dà ansia, è lo stesso che si consola e respira forte a vederti svegliarti disteso da solo. Come potrei rovinare questo equilibrio tra Te Stesso e il tuo Tempo.
Non posso.
E' troppo bello, ed è troppo tuo.

"Resta con me su ‘sto core
Tevere biondo non muore così
Coltelli ficcati a fondo nel cuore
Chi vive sotto ‘sto cielo lo sa che vor di’
Io non penso tu possa capirmi
Sarà il buio a rapirmi stanotte
Vorrei solo schioccare le dita e sparire di botto".









domenica 16 settembre 2018

As an old Memoria

Il senso della vita a 35 anni sta nel tenere per mano un amico spezzato da un pianto, mentre amici lontani e ormai freddi proseguono ignari e convinti di poter vivere in eterno senza che nessuno li prenda per mano. Senza esternare il bisogno di essere presi per mano.
Il senso della vita a 35 anni è ritrovare i propri 25 anni in un brivido di emozioni semplici e vere, condivise intorno a un tavolo come se fosse per sempre.
Il senso della vita a 35 anni è tenersi le proprie responsabilità per 6 giorni e mezzo su 7, e l'ultimo mezzo lasciarlo andare per ritrovare quelle emozioni che facevano bene, che riempivano il cuore.
Il senso della vita a 35 anni è mettere a disposizione il quarto d'ora vitale del tuo quotidiano per fermarti un attimo a SENTIRE quello che il mondo intorno vuole impedirti di sentire.
Il senso della vita a 35 anni è nel fermarsi un attimo pensando al candore della nascita di Bianca Maria, ricordandoti di Gabriele.
Il senso della vita a 35 anni è nella prospettiva diritta e prepotente che anche se non ancora afferrata so di avere in pugno.
Il senso della vita a 35 anni è nel sedermi ai piedi di un fratello in lacrime e ascoltare il dolore che lo attraversa, poco dopo che lo schianto ha fermato il cuore di un suo fratello.
Il senso della vita a 35 anni è dentro all'essere convinta d'aver fatto la cosa migliore, guardando chi amavo fisso negli occhi e dicendogli che l'ho potuto perdonare la prima volta per non aver creduto in me, ma non lo perdonerò la seconda volta, e non ci sarà una terza.
Il senso della vita a 35 anni è questo voler piangere insieme a chi piange, sorridere con chi sorride, avere rabbia con chi ha rabbia.
Il senso della vita a 35 anni sei tu che mi guardi dall'alto dandomi la visione di un mondo al contrario che mi piace, dove il potere è di chi sente e la noia è di chi comanda.
Il senso della vita a 35 anni è in questa flebile solitudine eterna, che pure mi guida e mi insegna a prendermi il mio tempo, sapendo oggi, dopo l'ennesimo schianto, che potrebbe finire tra un attimo.
E se non è adattamento al destino, si traduce in un respiro profondo, nella non-paura di un giorno che nasce e nel non-trattenere la notte che scompare.
Oggi forse ho capito il Non Voler Prendere, o probabilmente ho semplicemente ucciso un demone.

Come as you are, as you were
As I want you to be
As a friend, as a friend
As an known enemy
Take your time, hurry up
The choice is yours, don't be late
Take a rest as a friend
As an old

Memoria, memoria
Memoria, memoria
Come doused in mud, soaked in bleach
As I want you to be
As a trend, as a friend
As an old
Memoria, memoria
Memoria, memoria
And I swear that I don't have a gun
No I don't have a gun
No I don't have a gun