domenica 8 luglio 2018

"Dimmi com'è, morta, quella voglia di prendermi il controllo di quel poco che avanza".



Sono passata, in meno di sei mesi, da chi diceva di amarmi e non era capace di pronunciare una parola, a chi mi ha parlato di tutto fino ad arrivare ad abbandonarmi da un giorno all'altro come segnale del trionfo del proprio ego. Daniele era una sponda. Troppo facile e comoda per poterci attraccare per sempre. E ora che ha deciso di ributtarmi in mare io quasi lo ringrazio, per la disgrazia della mareggiata che non ha considerato, che lui ha voluto, e che ora di nuovo affronto..
In mezzo, tra lui e il mare assoluto dell'ipocrisia, altri casi disperati di non si è capito bene quale tipo di rapporto amichevole dovesse esserci. Mi ha salvato conoscere persone più piccole di me che hanno una porca miseria di decenza e dignità nel dare valore alle relazioni umane. E, paradosso per paradosso, il Rap. Tra di loro, un esemplare non ben definito di nuova generazione, che senza parlare è riuscito a capirmi.
E io ho scelto di perderlo.
Perché è quasi terribilmente giusto che sia così.
E adesso, che hai ottemperato alle istanze delle tue esigenze (dettate da altri) che ne guadagni?
Una solitudine enorme.
La mia generazione è un tormento di corse all'autostima inutili. Inutili come l'autostima. Ma utilizzare gli altri e le loro debolezze per giustificare se stessi a se stessi, è quanto di più sadico e triste si possa fare alle soglie dei 40 anni.
Il mio psicologo mi insegnò a capire che molti dei miei mali erano la conseguenza di me stessa, ed ebbe ragione.
Adesso, o io sono ricaduta nel baratro dei miei limiti (e non credo, perché ho imparato e bene a guardarmi dall'alto e a guardarmi dall'altro) o forse avevo ragione anche io, dottore, a sostenere che fra la mia debolezza affettiva e la debolezza strumentale degli altri, probabilmente, la mia era la meno cattiva.

"Dimmi com'è, morta, quella voglia di prendermi il controllo di quel poco che avanza".


sabato 7 luglio 2018

Ai mesi più belli della mia vita - come un flow, la vita scorre e non la puoi riprendere.


L'intima essenza dell'essere oggi per non tornare a ieri.
E' troppo forte quello che provo, per poterlo scrivere, ora.
E' come se sapessi già che, data questa grande libertà che ho nella scrittura (che libera per libera, sfugge, vanifica, sfuma) e la mia età che sfida il mondo per restare bella,  tutto ciò che provo adesso potrebbe finire in una memoria domani, nel domani del domani che ho la presunzione di pensare che potrà riguardarmi.
E io non vorrei sporcare mai queste emozioni, anticiparle, svelarle, rivelarle.
Mi appartengono dal centro fisico di quello che sono al centro del mio cranio stanco.
Mi appartengono come poche volte mi è appartenuto qualcosa (forse mai).

Per me la Memoria è un pianto appena nato e mai dimenticato
Potete zittirvi
che non c'è strada.
Non c'è limite
E non c'è verso.

"Io dormo sopra il letto di quel fiume che è arrivato alla sua foce / amore, ma perché ti ci sdrai?"

R. aveva trovato riparo.
Non dovrà saperlo nessuno, che quando stava con me riusciva ad essere così cattivo e così buono, così vero e così strano.
Così alieno e così Umano.
Così bello e così Uomo.

E parlando al passato, chiudo un'altra porta mai aperta.

Ho vissuto i mesi più belli di un'intera vita vissuta. Non li dimenticherò mai.
E glieli dedico tutti.
L'unico uomo che mi ha rispettata davvero. Grazie per sempre.

"Il Rap è la cosa più sbagliata che la musica italiana potesse fare, e una volta che questa s'è bagnata, uno stronzo ha concluso un grande affare".












domenica 13 maggio 2018

Alla Pietra.

Ti chiederei di venirmi a salvare
Ma come da anni dico per me (per redimermi dal tempo perso per amore intero e senza filtri verso il genere umano senza alcuna distinzione, stronzi o buoni, giusti o sbagliati, bianchi o neri) così da te non posso certo aspettarmi che tu accetti d'essere stato messo al mondo per salvare qualcuno.

Salvare Qualcuno.

Se si trattasse di un reale annegamento, lo faresti. Ma è solo mentale, e ciò che è mentale non presuppone salvezza se non che dal libero arbitrio di se stessi su se stessi.

C'è sicuramente una ragione per cui ho deciso di ancorare questa nave al tuo porto. Il mare che l'ha portata fino a te non è stato mai del tutto in tempesta e mai del tutto in calma. Ha ondeggiato spesso, ma sempre con un'armonia in 4/4.
Ha scandito un tempo, che è stato un tempo di vita.

Forse la ragione è stata in quel tempo di vita.

Ci sono momenti in cui credo sia troppo tardi, ed altri in cui penso che sia ancora troppo presto.
Momenti in cui credo di non sbagliare a pensare quello che penso, e altri in cui penso che è tutta un'enorme bugia.
Ci sono momenti in cui non credo e non penso.

Lungo la Pietra di Bismantova non ha avuto peso la salita, ma la discesa.
C'è stata, sicuramente, una ragione, anche in questo caso, perché tu abbia deciso di accelerare il passo e lasciarmi discendere da sola il costone di quel sasso imponente e senza dubbio inopportuno nell'Appennino Tosco Emiliano.
Ho voluto pensare che tu mi abbia volutamente lasciata scendere sola.

A ogni passo di discesa, a ogni respiro che si distendeva e si riprendeva, io accumulavo i conti di mezza vita passata a stringermi il petto, e piangevo.
Ho pianto lungo tutta la discesa da quella roccia.
E non so se tu lo avevi previsto, ma posso dirti che, anche se non lo potevi immaginare, anche se non lo potevo immaginare, che in quella discesa avrei realmente pianto un mare di lacrime in sfogo, resta che mi hai fatto il più grande regalo che potessi farmi. Lasciarmi sola in quella discesa.

Lasciarmi scendere da sola da quella Pietra è stato un enorme gesto d'amore, il più bello, e di questo ti ringrazierò sempre. Meraviglioso. E' stato come se la Montagna mi stesse prendendo le lacrime dal petto agli occhi. Spingeva fortissimo. E' stata un'emozione inenarrabile.

Ci sono emozioni, stati d'animo, pressioni atmosferiche sulla cassa toracica nella discesa da un monte, che aprono porte e strade mentali che vanno prima e dopo te e non puoi spiegarle se non a te stessa.

La Pietra di Bismantova mi è entrata dentro.
Non la lascerò andare.
Non so a che tipo di ragione faccia fede tutto questo inutile ardere.
So che arde.

Quindi perdonami,
E promettimi che nell'angolo più estremo e nascosto, senza dirlo a nessuno e senza che nessun caso di comodo se ne accorga, te ne ricorderai.

Il disco dei Pgr che nasce dalla Pietra di Bismantova dove mi hai portata a fare l'amore con me stessa seguendo i tuoi passi - ed è questo che mi ha uccisa, essere capace di seguire i tuoi passi, senza poterti stare accanto, ma solo seguendoti - finisce con una canzone dedicata al Divenire che nasce e viene solo dall'essere umani.
Essere. In quanto umani.

E ora che non ho più filtri, ti perdo.

"Quando la madre scopre il seno
il bimbo inebriato dal profumo di buono
impara il Vuoto e il Pieno
impara l'attesa
la Gioia e l'Abbandono
impara ad imparare
le tracce che fanno Camminare"


sabato 3 febbraio 2018

Dialogo immaginario tra un sorriso perdente dell’Oltre Mediterraneo (Colpevolmente Innocente) e un Frammento di Consapevolezza (Inutile) nel Vuoto Nuovo (e Cattivo) che Avanza.

"Mi presento: mi chiamo con un Nome, quello che vuoi darmi, e vengo dal Senegal".

"C'est bon, tu viens du Sénégal, donc tu peut parler en français avec moi?"

"Oui Chérie, je peut"

"Alors, écoute-moi: je te parle en français parce-que les personnes qui sont ici elles ont trop haine maintenaient pour comprendre ce que je veux dire. Tu me comprend ?"

"Oui, je t’écoute "

"Donc, je veux te demander est-ce que tu pense de cette histoire mauvaise qui à touchés-nous"

"De la fille qui à été touée?"

"Oui, je parle de ça"

"Mademoiselle, je peut dire que je viens du Sénégal, j'ai une femme dans mon pais et je suis père de deux enfants merveilleux, j'en sais pas ce qui c'est passé, mais je sais que un homme il ne pourrait jamais faire ce qu'on à fait"

"Oui, je comprend et je le croix aussi, mais il y a eu cet assassin vraiment. Qu'est-ce qu'on doit penser, Brother?"

"Tu aime la musique raggae, Sister?"

"Oui, je la connait et je l'aime"

"Tu connait Bob Marley, et ses danses avec les enfants?"

"Oui, je sais"

"Bon, il faut danser dans la vie, mais pas tous ont la possibilité réelle de danser comment lui, commente ses enfants. Il y a des raisons qui vont au dehors de ce qu'on voit sur les journaux. Il y a des histoires de vie, de violences, de haine, de regrettes. Je suis africaine, je suis un Negro, je suis un Oublié de l'Histoire Moderne. Je ne veux pas justifier cet homme. C’est naturellement et humainement impossible, pour un être humaine, de justifier ça, tu comprend ? Si c'est vrai, que c'est lui qui à fait ça, il est un monstre. Ou, mademoiselle, pardonne moi, je préférais dire qu'il est un homme qui à perdu la raison, et qu'il doit répondre devant la justice de sa terrible, pas nommable, terrifiante action, et qu’il doit, oui, pardonne moi encore, mais je pense aussi qu’il doit être sauvé, dans quelque façon.  Mais, ma sœur, l'Afrique elle est infinie, comment toute l'histoire du monde et tous les peuples du monde. Et il y aura toujours des assassins, et de victimes, et la différence, ma jolie sœur, tu sais quelle est la différence entre assassins et victimes ? Qu’il sont souvent la même chose ensemble, au même moment. Dis-moi, parce-que moi – oh mais non, je te demande pardon encore, pardon, je voudrais dire, pas moi, mademoiselle. Je voudrais dire: pas moi, mais dis - moi, parce que mes fils, ma femme, ma famille, ma culture, mes confins, mes façons de vivre la vie, mes vols, mes efforces de changer mon destin, mes désires de voire le monde qui est différente du mien, comment tu veux voir le mondes qui sont différents des tes mondes,  doivent-ils être condamnées avec cet homicide? Et dis-moi, Sorella, parce-que je ne peut pas le dire »

Mon frère, credo che finirò presto le parole. L’unica cosa che posso dire, è quello che diceva un vecchio cantautore italiano a proposito di una questione totalmente lontana da questa, ma che ha lo stesso senso, e che mi avvicina a te, fratello africano dalla pelle dello stesso colore del cielo che ci si stende davanti agli occhi, e impotente come la notte del buon senso che ci attende:


E’ una cosa che non serve a una canzone di successo, non vale due colonne su un giornale,
se tu te la sei voluta cosa vuoi mai farci adesso

e i politici han ben altro a cui pensare




Io prendo per mano l’illusione di un dialogo immaginato con un uomo che prova a restare umano come me, e non ci riesce.
Il buio a cui mi introducete non lo voglio accettare, guardo verso il sole, la zappa, il tridente, il rastrello, la vanga, e pure la falce, ma il martello lo lascio nel campo di grano, che possa servire ai perdenti del 21* secolo scalzo, senza ritegno, a colpire il futuro, e girargli le spalle.
Nel frattempo, tra una ronda e un commento fascista, tra un comunicato buonista e un cordoglio di sorta, che tra l’uno e l’altro non lo sai capire, chi è il vero fascista, io prendo per mano l’Africa, il suo destino scritto, che ho studiato e compreso, compreso come quando si alzano le spalle di fronte a una sorte millenaria e quindi inevitabile, e me ne vado a spasso, con uno sguardo preoccupato, triste e calmo e sereno insieme, a cavallo tra le sponde dell’Atlantico a Ovest, i monti dell’Atlas, il Nilo, il Sahara, verso la Mauritania, attraverso le foreste del Congo, le colonie abbandonate dell’Eritrea e la Somalia, i Compagni del Fronte di Liberazione del Delta del Niger. E lì, mi fermo. Senza giustificazioni o condanne di sorta. 
Mi fermo con loro, capisco una rabbia, questa rabbia mi permette di non perdonare, consapevolmente, un gesto omicida, e di vederlo commesso da un uomo non uomo, un perdente che uccide un’altra perdente, metto l’idiozia di una generazione tossica e infelice di fronte al primo rastamanno etiope che mi si figura davanti, e vado oltre.
Ma davvero, oltre.


***

«Bene, vieni dal Senegal, quindi puoi parlare in francese con me ?”
“Certo cara, posso”
“Allora, ascoltami: ti parlo in francese perché le persone che sono qui sono hanno troppo odio adesso per comprendere ciò che voglio dire. Mi capisci?”
“Si , ti ascolto »
« Dunque, voglio chiederti cosa pensi di questa brutta storia che ci ha toccati”
“Della ragazza che è stata uccisa?”
“Si, parlo di questo”
“Signorina, posso dire che vengo dal Senegal, ho una donna nel mio paese e sono padre di due meravigliosi bambini Non lo so cosa è successo, ma so che un uomo non potrebbe mai fare ciò che è stato fatto”
“Si, lo capisco e lo credo anche io, ma c’è stato davvero quest’assassinio, cosa dobbiamo pensare, Brother?”
“ Ti piace la musica Raggae, Sister?”
“Si, la conosco e mi piace”
“ Conosci Bob Marley, e le sue danze con i bambini?”
“Si”
“Bene, ecco:  occorre danzare nella vita, ma non tutti hanno la possibilità reale di danzare come lui. Come i suoi bambini. Ci sono delle ragioni che vanno al di là di ciò che si legge sui giornali. Ci sono delle storie di vita, di violenze,  di odio, di rimpianti. Io sono africano, sono un negro, sono un Dimenticato della Storia Moderna. Non voglio giustificare quest’uomo. E’naturalmente e umanamente impossibile, per un essere umano, giustificare questo, comprendi ? Se è stato davvero lui a fare questo, è un mostro. O, signorina, perdonami, preferirei dire che è un uomo che ha perduto la ragione, e che deve rispondere davanti alla giustizia della sua terribile, innominabile, terrificante azione, e che deve, si, perdonami ancora, ma penso anche che deve essere salvato, curato in qualche modo.
Ma, sorella mia, l’Africa è infinita, come tutta la storia del mondo e tutti i popoli del mondo. E ci saranno sempre degli assassini, e delle vittime, e la differenza, mia dolce sorella, tu sai qual è la differenza tra assassini e vittime? Che sono spesso la stessa cosa, nello stesso momento. Dimmi, perché io – oh ma no, ti chiedo ancora perdono, scusami, vorrei dire, non io, amica mia. Vorrei dire: non io, ma dimmi, perché i miei figli, la mia donna, la mia famiglia, la mia cultura, i miei confini, i miei modi di vivere la vita, le mie fughe, i miei sforzi nel cambiare il mio destino, i miei desideri di vedere il mondo che è differente dal mio, come tu vuoi vedere i mondi che sono differenti dai tuoi mondi, devono essere condannati con questo omicidio? E dimmi, sorella, perché non posso dirlo”. 




venerdì 26 gennaio 2018

Inno alla de-sregolata-gioia

Con tutta l'inquietudine che manifesta, molesta, inopportuna e insolente si presenta.
Prendilo adesso o lascialo per sempre.
Ma in qualche modo, prendilo.
Questo amore, o questo stupore
Che a mantenere la rima suona di rancore e rimorso
Lo senti?
Ha il fiato di un vecchio assonnato su una sedia ai bordi dei Monti della Laga in Abruzzo
E credo
Davvero
Per quel che sono
D'essere cresciuta a Torpignattara.

Per me la Memoria è un pianto appena nato e mai dimenticato
Potete zittirvi
che non c'è strada.
Non c'è limite
E non c'è verso.

Inutile cercarlo.




Questo mondo, sregolato
Ha un volto, screpolato
Bestie, nei carceri che pregano in apnea
Feste in quest'arcipelago, sgretolato
Che il vuoto intorno lo crea per dopo sentirsi Pangea
Paolo sentirà lamenti provenienti da
Continenti sommersi che cantano i versi di quell'epopea
Ora che sta su un prato salato che conterà
Rose dei venti crescere tra l'alta e la bassa marea
Il crepuscolo che fu svegliato fu platea
Di un pubblico che poi si presentò come un cielo stellato
Un velo, Paolo irrigidì ogni muscolo ed accelerò
Passando dall'asfalto rovinato allo sterrato
Nero, come un buco dentro al buio dietro agli angoli
Nei boschi si udivano i vecchi proverbi degli alberi
I mostri non li hai mai distrutti tutti, copiandoli
Le armi che hai comprato ora le butti, coriandoli
Il pubblico di stelle applaudendo lasciò il teatro
L'aurora che iniziò ad auto-ritrarsi di sfumato
E Paolo all'ultimo rintocco chiese a quell'aurora che albeggiava
Un ultimo ritocco al quadro
La moto fu trovata ma non era danneggiata
Era un accrocco al centro di una strada senza carreggiata
La città amareggiata, l'atmosfera mortuaria tra le ombre
La provincia grigia pianse: non conobbe strade d'aria
Capito? Ciò che Paolo disse a quell'aurora
Che come pittrice gli sembrò disinibito, sciocco!
"Dipingimi anche trasparente come una parola
Ma dipingimi per sempre come il vento di Scirocco
No non è un concetto importante che poi non torno
Non sarò né semestrale né facile da ammaestrare
Ed andando a braccetto con il Levante e col Mezzogiorno
Che voglio strappare il mare e lanciarlo contro il Maestrale
Io voglio soffiare, gonfiare, annaffiare ogni candela
Rubare foglie di fuoco lasciando un tronco di cera
Io quella sera rubai solo per te
La rosa più ventosa dal prato salato dei rosai"
L'aurora staccando un petalo a sudest
E usandolo come pennello dipinse la storia ai grandi marinai
Ora si racconta che c'è un vento che porta
Una mappa con la rotta giusta
Per riuscire a non tornare mai

mercoledì 10 gennaio 2018

Del Morire Trafitto da un Manifesto (doveva scriverle insieme, doveva cantarle insieme). Dio - la Cameriera - benedica i CCCP, e perdoni Ferretti.


Non so dei vostri buoni propositi perché non mi riguardano
Esiste una sconfitta pari al venire corrosi che non ho scelto io, ma è dell'epoca in cui vivo
Condotti da fragili desideri
Tra puro movimento e in moto
Non si svende, neanche se non funziona
E data l'ora, l'aspetto, la cattiva reputazione
Le voglie sconfinate
La necessità di infinito
Nel bel mezzo del Progresso
Di diversi colori
Tra i quali il nero, il verde e il Moderno
Tifiamo Rivolta
Con sospetti
Automatiche simpatie
Grande la confusione, sopra e sotto il cielo
Osare l'impossibile
Osare, osare e perdere
Trafitto sono
E trapassato dal futuro
E mi ricordo di discorsi belli, tondi e ragionevoli
Belli, tondi e ragionevoli, mi ricordo di discorsi
Cerco una persona
Cerco una persona
Il cielo è sopra e sotto
Ci si può solo perdere
(in) Fragili desideri
A volte indispensabili
A volte no

Produci, consuma, crepa.







martedì 9 gennaio 2018

Sono diverse le stelle in pianura (O qualcuno sta piangendo nel futuro?)

I mali che hai salpato hanno la funzione di tornare utili come strumenti di rigenerazione per chi si appresta a salparli dopo di te. E sono mali, non mari.
Non è un errore ortografico, purtroppo.
Sono diverse le stelle in pianura?
Qui, nella piana del Po' dove tutto luccica di nebbia, è diverso? Se mi affaccio vedo un palazzo con finestre serrate e porte chiuse. Cosa fate a quest'ora. Di che vivete, e soprattutto come vivete. Che tipi di assurde emozioni provate. Entrando nella mia stanza d'albergo, ho sentito dall'altra parte un rumore, che non era sicuramente di sonno.
E allora accade, accade quello che non ti aspettavi: l'effimero delle sensazioni provate all'istante.
E componi l'ultimo numero che hai chiamato l'ultima volta che hai avuto voglia di chiamare un numero. Non risponde. Non è un male. Non ti aspetti certo una risposta.


Stamattina. Ora di pranzo. Proponendo uno spaghetto. Ed è uscito pure bene.

Quindi, la domanda più alta che tu possa porti (Quindi? Che facciamo, le guardiamo in faccia queste Ceneri di Gramsci intrappolate nelle tue soffitte buie? - la leggibilità: più rendi una frase difficile da leggere, più il tuo interlocutore o lettore ne comprenderà il senso. E' la sfida che pongo al mio Millennio. Accetto volontari).

Quindi mi faccio attraversare. Come il Po' che mi sta respirando accanto, insieme alla puzza di sterco di vacca e al silenzioso caldo apocrifo di un ventilatore sul soffitto.

Ma ti leggeranno in faccia
Che facevi l'amore quasi tutte le sere
E che dormivi pochissime ore
Ti leggeranno in faccia
Quella vaga idea di un futuro migliore
Di futuro migliore.