lunedì 25 aprile 2016

Scarface. (I partigiani non erano amici. I partigiani erano combattenti).

Chiediti chi è il cattivo.
E pensa a Tony Montana.
In meno di ventiquattr'ore mi ritrovo tra Cuba e i Sibillini a parlare di Favelas.
E ridondante ritorna il verso "Voi cosa ne sapete".
Come Tony Montana che si alza da tavola completamente finito e si gira verso i presenti urlando: "Cacciate il cattivo, sono io il cattivo. Ma voi avete bisogno di me".
Allora, chiediti chi è il cattivo.
Le strade sono strade. E il più cattivo tra quelli che io potessi conoscere, tra i cattivi, mi è amico più dei buoni. Il più fascista che potessi conoscere, tra i fascisti, mi è compagno. E con me divide ogni cosa. O perlomeno, ciò che conta dividersi nel momento in cui ahimè, gli si da valore.
E allora, chi è il cattivo?
Mai così freddo, in un 25 aprile stanco.
Scarface. E piccoli passi di quattro zampe anziane e stanche,
E oceani di solitudine che prima o poi sarebbero arrivati.
E lo avremmo saputo.
Ora, in un monolocale infinito, sai cosa significa. E lo accogli.
Come Tony Montana. Aspettando una fine che non ti vedrà sprofondare. O forse si.
Chi lo sa, trova altrove impegni per non farci caso.
Sarebbe potuto accadere.
Potrebbe accadere.
Se dovesse accadere, chiediti dov'eri.
Che non basta andare a vedere un concerto insieme per essere amici.
I partigiani non erano amici.
I partigiani erano combattenti. 

giovedì 21 aprile 2016

Tornare. Su un sito web, o a Ficana. Mentre mi cantano in faccia i cori della Rata, e io so chi sono.

28 dicembre Duemilaquindici. E passa un anno. Da connessioni labili. Improprie ed incostanti.
Eccomi. E non mi stavi aspettando.
Sempre insieme a te, ovunque andrai tu non sarai mai sola.
Il porticato di Scienze della Comunicazione. Parlo di Via Don Minzoni, voi cosa ne sapete?
Stanotte la piazza è piena. Io ricordo di sere passate a marcire da sola sulle scalette del San Paolo. Quando la vita faceva crollare a frustate come i versi di Rimbaud i mattoni che si erigevano sopra le nostre teste e noi, leggeri, cantavamo.
Ero sola perchè in qualche modo sapevo di essere amata.
La vita mi scorreva negli arti come acqua fresca, e sarebbe andata a morire presto.
Io, ignara consapevolmente, l'accompagnavo. Come si accompagna un cane a fare la pipì.
Cosa ne sapete delle pietre di via Don Minzoni. Cosa ne sapete degli archi tra via Crispi e Via Armaroli, nel vicolo stretto dove stasera Pepita ha fatto i suoi bisogni girandosi leggera, felice, verso i miei occhi?
Nella vita tutto ha un senso. Le arcate di Corso della Repubblica e accanto i mattoncini di Via Sibillini, e i pini e le querce di viale Puccinotti. Conoscete i Beirut? L'odore del kebab ai cancelli?
Io conosco.
Conosco i profumi dei pioppi che ti portano a Ficana.
Il peso delle teglie calde di cibi preparati con presunto e presuntuoso amore.
Conosco un senso del crescere più forte del crescere in esso stesso.
Hai distrutto il mio portatile cadendoci addosso come si distrugge un cuore o un prato fiorito. Io l'ho riparato. Come si ripara tutto nella vita con quattro soldi e tanta intenzione.
Ed ora posso tornare a solcare questi tasti, nello stesso modo in cui passeggio lenta e a dieci centimetri dai sampietrini un giovedì notte qualunque, mentre il mondo mi muore addosso ed io respiro forte l'aria che mi lasciano respirare.
Mentre mi cantano in faccia i cori della Rata. E io so chi sono.
Mi manca Viale Leopardi, e sono pronta a solcare anche i suoi marciapiedi sconnessi.
Nelle mattine di Maggio che si preparano a sorridermi nonostante tutto ciò che accade.
Perché il Maggio è sempre Maggio. La primavera che non esiste più fiorisce in ogni modo. E ogni giorno in più io trovo un senso, trasversale, diverso, differente, equo, umano.
Che nemmeno tu conosci. E in cui, maledetta, vorrei ancora portarti.