sabato 5 agosto 2017

Forever in debt to your priceless device

Ascolta dopo anni una canzone e fatti tremare le gambe.
Dimenticata. Completamente dimenticata.
Dopo anni, rivivi tutto.
Soprattutto quei tramonti. Quei meravigliosi tramonti.
Dice: "perché non scrivi più?"
E come posso raccontarvi certi tramonti e certe albe? Come potrei descrivervele, narrarvele?
Ho smesso di scrivere quando ho capito che se non hai una capacità narrativa rousseauiana non puoi riuscire a descrivere un'emozione derivata da un'atmosfera.
E le mie emozioni sono fatte, tutte, di atmosfere.

Di stagioni, di temperature all'esterno, di gradi di umidità e di calore, di decimi di freddi e di febbri. Le mie emozioni sono fatte dei colori dei palazzi, dell'odore dell'erba tagliata nelle aiuole, che un tempo erano campi.
Adesso sono i campi che si stendono sulla Sibilla, sono i monti che tremano nell'entroterra che attraverso ogni mattina.
Mi sono sentita impotente, io che tanto dicono sia capace di scrivere, a non poter descrivere un'emozione quando si confonde e si mischia ad un'atmosfera esterna.
E' la sensazione più atroce e vera che abbia mai provato.

Quando sarò capace di farlo, sarò una persona redenta.

Quando sarò capace di descrivervi il colore dei campi, il silenzio delle persiane socchiuse a partire dal secondo piano di ogni antico palazzo in centro, il calore che viene fuori dalle fessure dei sanpietrini, in agosto, o l'odore dei peperoni arrosto di mamma.
Quello che definisce un'estate da quand'è che sono al mondo.
Come il sapore salato della salsa di pomodoro appena fatta.
Come il sudore di tuo padre che torna dall'orto, o il dolce profumo di tua madre che sforna il pane. L'odore del pane.

Stasera l'Aida suonava forte, ed io che so scrivere, non so scrivere un'atmosfera.
 (And I ain't got the power, anymore)

Mi dicevo, piccolissima direi rispetto ad ora, che prima o poi avrei ancorato in qualche porto quest'arsenale del cuore pieno d'amore che mi sono portata dietro per un'intera vita.
Probabilmente l'arsenale è arenato in mare, e l'àncora me la sono portata dietro, strappandogliela, per attraccare in qualche altro posto in cui non ci sia bisogno di amore.
Non è vero che non ne ho bisogno, lo sto semplicemente evitando.

Mi hanno chiesto se ci siano state novità nei miei orizzonti affettivi da quando la mia vita è cambiata.
Ho risposto che non ho più sentimenti, poi mi sono corretta e ho detto che non ho più tempo, per i sentimenti.

La verità però è un'altra: è semplicemente cambiato l'orizzonte, e la storia d'amore migliore che io possa vivere adesso è quella con i miei fantasmi.
Inoltre, del resto, non è facile percepirlo, il cambiamento di una vita.

Però sono ancora capace di contraddirmi, e mentre scrivo che lo sto evitando, ritorna quella canzone che ti fa tremare le gambe: e lo fa, come se non bastassero i terremoti, ricordandoti delle infinite passeggiate al chiaro di sole tra Viale Puccinotti, la Tramontana e Via Roma. Con l'ansia di chi deve dimenticare, e il dramma di chi non sa come ricominciare, da dove ripartire, da dove iniziare a respirare.

La musica è tutto.
Se riascoltando una canzone dopo anni, sentendoti le gambe tremare, tu sei capace di ricordare filtrando ogni dolore, e di quelle lunghe camminate rimane solo una grandiosa, immensa, inenarrabile, Primavera, allora, puoi dirlo, che la tua vita è davvero cambiata.



Forever in debt to your priceless advice.

"Ti sogno spesso, nel sogno la città si sta per allagare.
  Ti do' l'ultimo bacio sul portone, e ti libero dal male, e mi liberi dal male".