venerdì 26 gennaio 2018

Inno alla de-sregolata-gioia

Con tutta l'inquietudine che manifesta, molesta, inopportuna e insolente si presenta.
Prendilo adesso o lascialo per sempre.
Ma in qualche modo, prendilo.
Questo amore, o questo stupore
Che a mantenere la rima suona di rancore e rimorso
Lo senti?
Ha il fiato di un vecchio assonnato su una sedia ai bordi dei Monti della Laga in Abruzzo
E credo
Davvero
Per quel che sono
D'essere cresciuta a Torpignattara.

Per me la Memoria è un pianto appena nato e mai dimenticato
Potete zittirvi
che non c'è strada.
Non c'è limite
E non c'è verso.

Inutile cercarlo.




Questo mondo, sregolato
Ha un volto, screpolato
Bestie, nei carceri che pregano in apnea
Feste in quest'arcipelago, sgretolato
Che il vuoto intorno lo crea per dopo sentirsi Pangea
Paolo sentirà lamenti provenienti da
Continenti sommersi che cantano i versi di quell'epopea
Ora che sta su un prato salato che conterà
Rose dei venti crescere tra l'alta e la bassa marea
Il crepuscolo che fu svegliato fu platea
Di un pubblico che poi si presentò come un cielo stellato
Un velo, Paolo irrigidì ogni muscolo ed accelerò
Passando dall'asfalto rovinato allo sterrato
Nero, come un buco dentro al buio dietro agli angoli
Nei boschi si udivano i vecchi proverbi degli alberi
I mostri non li hai mai distrutti tutti, copiandoli
Le armi che hai comprato ora le butti, coriandoli
Il pubblico di stelle applaudendo lasciò il teatro
L'aurora che iniziò ad auto-ritrarsi di sfumato
E Paolo all'ultimo rintocco chiese a quell'aurora che albeggiava
Un ultimo ritocco al quadro
La moto fu trovata ma non era danneggiata
Era un accrocco al centro di una strada senza carreggiata
La città amareggiata, l'atmosfera mortuaria tra le ombre
La provincia grigia pianse: non conobbe strade d'aria
Capito? Ciò che Paolo disse a quell'aurora
Che come pittrice gli sembrò disinibito, sciocco!
"Dipingimi anche trasparente come una parola
Ma dipingimi per sempre come il vento di Scirocco
No non è un concetto importante che poi non torno
Non sarò né semestrale né facile da ammaestrare
Ed andando a braccetto con il Levante e col Mezzogiorno
Che voglio strappare il mare e lanciarlo contro il Maestrale
Io voglio soffiare, gonfiare, annaffiare ogni candela
Rubare foglie di fuoco lasciando un tronco di cera
Io quella sera rubai solo per te
La rosa più ventosa dal prato salato dei rosai"
L'aurora staccando un petalo a sudest
E usandolo come pennello dipinse la storia ai grandi marinai
Ora si racconta che c'è un vento che porta
Una mappa con la rotta giusta
Per riuscire a non tornare mai

mercoledì 10 gennaio 2018

Del Morire Trafitto da un Manifesto (doveva scriverle insieme, doveva cantarle insieme). Dio - la Cameriera - benedica i CCCP, e perdoni Ferretti.


Non so dei vostri buoni propositi perché non mi riguardano
Esiste una sconfitta pari al venire corrosi che non ho scelto io, ma è dell'epoca in cui vivo
Condotti da fragili desideri
Tra puro movimento e in moto
Non si svende, neanche se non funziona
E data l'ora, l'aspetto, la cattiva reputazione
Le voglie sconfinate
La necessità di infinito
Nel bel mezzo del Progresso
Di diversi colori
Tra i quali il nero, il verde e il Moderno
Tifiamo Rivolta
Con sospetti
Automatiche simpatie
Grande la confusione, sopra e sotto il cielo
Osare l'impossibile
Osare, osare e perdere
Trafitto sono
E trapassato dal futuro
E mi ricordo di discorsi belli, tondi e ragionevoli
Belli, tondi e ragionevoli, mi ricordo di discorsi
Cerco una persona
Cerco una persona
Il cielo è sopra e sotto
Ci si può solo perdere
(in) Fragili desideri
A volte indispensabili
A volte no

Produci, consuma, crepa.







martedì 9 gennaio 2018

Sono diverse le stelle in pianura (O qualcuno sta piangendo nel futuro?)

I mali che hai salpato hanno la funzione di tornare utili come strumenti di rigenerazione per chi si appresta a salparli dopo di te. E sono mali, non mari.
Non è un errore ortografico, purtroppo.
Sono diverse le stelle in pianura?
Qui, nella piana del Po' dove tutto luccica di nebbia, è diverso? Se mi affaccio vedo un palazzo con finestre serrate e porte chiuse. Cosa fate a quest'ora. Di che vivete, e soprattutto come vivete. Che tipi di assurde emozioni provate. Entrando nella mia stanza d'albergo, ho sentito dall'altra parte un rumore, che non era sicuramente di sonno.
E allora accade, accade quello che non ti aspettavi: l'effimero delle sensazioni provate all'istante.
E componi l'ultimo numero che hai chiamato l'ultima volta che hai avuto voglia di chiamare un numero. Non risponde. Non è un male. Non ti aspetti certo una risposta.


Stamattina. Ora di pranzo. Proponendo uno spaghetto. Ed è uscito pure bene.

Quindi, la domanda più alta che tu possa porti (Quindi? Che facciamo, le guardiamo in faccia queste Ceneri di Gramsci intrappolate nelle tue soffitte buie? - la leggibilità: più rendi una frase difficile da leggere, più il tuo interlocutore o lettore ne comprenderà il senso. E' la sfida che pongo al mio Millennio. Accetto volontari).

Quindi mi faccio attraversare. Come il Po' che mi sta respirando accanto, insieme alla puzza di sterco di vacca e al silenzioso caldo apocrifo di un ventilatore sul soffitto.

Ma ti leggeranno in faccia
Che facevi l'amore quasi tutte le sere
E che dormivi pochissime ore
Ti leggeranno in faccia
Quella vaga idea di un futuro migliore
Di futuro migliore.